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Il Torino e Andrea Gasbarroni sono ormai giunti ai titoli di coda. La storia è finita, e purtroppo per tutti non è mai stato un bel film. Non è colpa del Gas se il Toro retrocesse nel 2009: non solo sua, perlomeno. E non è nemmeno responsabilità del giocatore se il ds di allora, l'appena nominato Rino Foschi, promise ai tifosi 'due colpi per la salvezza' che, a conti fatti, furono appunto Gasbarroni e il difensore Rivalta. Col senno del poi, furono soltanto due colpi bassi. Solo Colantuono riuscì a trarre il meglio da entrambi: va riconosciuto, anche perché nelle ultime stagioni il Toro non s'è fatto mancare nulla, in panchina. Ma questa è un'altra storia: quel che conta è che da mesi Gasbarroni non rientra più nei piani tecnici del club granata, tant'è che non è neppure stato inserito nella lista dei 19 giocatori e quindi non può essere impiegato in campionato.

INCENTIVO ALL'ESODO - La novità è che adesso, a poche settimane dalla riapertura del calciomercato, il Torino avrebbe voluto prolungare il contratto di Gasbarroni, in scadenza nel prossimo giugno. Sia chiaro: non per un interesse tecnico, unicamente per un interesse economico. Ai vertici del club hanno pensato che il suo ricco ingaggio spaventerebbe chiunque, e ciò gli impedirebbe di accasarsi altrove, a gennaio. Allungarlo di un anno, ovviamente, consentirebbe pure di spalmare quell'onere sulla prossima stagione. Scenario verosimile, sulla carta. Però irrealizzabile, agli occhi del management di Gasbarroni. Già, perché l'esterno non rientrerebbe comunque nei piani tecnici di Ventura, e allora l'entourage del giocatore si chiede: che senso avrebbe tutto ciò? Meglio lasciarsi da buoni amici a gennaio, e poi ciao ciao. In bocca al lupo e ciascuno per la propria strada. Come? Attraverso l'incentivo all'esodo, forma contrattuale già adottata dal club granata per favorire l'uscita di giocatori ormai prigionieri del loro contratto, nel Toro. Una modalità che consentirebbe a Cairo di risparmiare qualche pugno di euro, sul lordo, e al giocatore di trattare subito con un'altra società.

L'ABBOCCAMENTO - Quando, la scorsa estate, i dirigenti granata dissero a Gasbarroni di cercarsi una squadra, perché al Toro ormai era chiuso, con quella sua espressione naif, con quella sua aria da artista, il Gas replicò, senza nemmanco usare toni strafottenti: 'Io un contratto ce l'ho, io non devo cercare proprio niente'. Ora gli scenari sono cambiati, e difatti il giocatore sta cominciando a muoversi. Cercando solidarietà e attenzione in chi ben lo conosce, tanto per cominciare. Non è quindi casuale che l'esterno abbia sondato il terreno con il Novara, sfruttando un canale diretto con il ds Pederzoli e probabilmente (guai a lui se non lo avesse fatto!) coinvolgendo anche quell'amico dal cuore grande che tutti conoscono come Alberto Fontana. Risulta che l'autopromozione non abbia sortito effetti strabilianti, tuttavia non è neppure stata aprioristicamente scartata con esiti mortificanti. Quand'anche gli azzurri potessero però offrire una chance a Gasbarroni, lo stipendio sarebbe in linea con la morigeratezza che connota la gestione del Novara. E quindi, in soldoni, quanto dovuto in questa stagione dal Torino (750 mila euro netti, al lordo circa il doppio) sarebbe quasi tutto a carico di Cairo. In questo ginepraio di sentimenti è comunque significativo che i rapporti tra Gasbarroni e il club granata siano tesi: non nei nervi, ma a una stretta collaborazione che consenta a tutti di trovare la miglior soluzione, a gennaio.

(Tuttosport - Edizione Locale)