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Beppe Bozzo non è solo un importante agente di calciatori. E’ anche un avvocato e quando gli si parla la sua preparazione, non solo calcistica, si percepisce come per nulla casuale. Oltre che di Federico Bernardeschi, oggetto di questa intervista, da dicembre 2019 è anche procuratore di Sandro Tonali, desiderio esplicito di tanti grandi club, forse il giocatore che più di tutti accende la fantasia dei tifosi per essere solido come Gattuso (il suo modello), tecnico come Modric (ma nessuno lo paragona a lui) ed euclideo come il primo Guardiola (uno che da Brescia, seppure alla fine della carriera, è passato).

Bozzo non ama le interviste, non gli piace mettere sotto i riflettori i suoi giocatori con le parole, non li esalta al di là e al di sopra dei loro meriti. Sa di avere in scuderia gente di classe e qualità in grado di rivendicare sul campo i propri valori. Per Bernardeschi fa un’eccezione visto che il giocatore (26 anni compiuti, terzo anno con la Juventus, contratto fino al 2022) è spesso al centro di valutazioni discordanti. Qualche giorno fa, su La Gazzetta dello Sport, era una delle soluzioni di Sarri per ovviare all’eventuale assenza di Higuain (falso nove come a volte gioca anche in azzurro), mentre altrove si legge che per conquistarsi definitivamente la Juve ha i prossimi tre mesi (sempre che a calcio si giochi), altrimenti per lui sono pronte altre destinazioni.

Bozzo parla calmo, ma chiaro: "Io non ho incontrato dirigenti di altre società. L’unico discorso che saltò fuori fu con il Barcellona, più uno scambio di idee che altro. A Federico dà fastidio leggere che se ne potrebbe andare. Ma sa due cose. Primo, che, soprattutto in una fase come questa, le speculazioni giornalistiche abbondano. Secondo, che non ha nessuna intenzione di lasciare la Juve". Non adesso che, se si riprende, i bianconeri potrebbero ritrovarsi senza Higuain. Per cui Federico può giocare sia da esterno contendendo il posto a Douglas Costa, sia da finto nove.

"Io non sono un tecnico, perciò non mi permetto di dire quel che deve fare Sarri. Dico che giocando tre volte alla settimana, ed essendoci poi la Champions, di spazi ne dovrebbe trovare". A Bernardeschi si contesta la continuità: "Io dico che ha sempre fatto bene, sia quando ha cominciato la partita, sia quando è entrato per avvicendare qualcuno. Se si guardano i risultati lui è sempre stato in campo quando il risultato è cambiato in meglio".

Che rapporto ha con Sarri e la dirigenza?

"La Juve lo ha sempre difeso e non c’è stata partita, anche quelle in cui è stato fischiato da una parte del pubblico, nella quale Sarri non abbia riconosciuto la sua utilità. L’allenatore ha detto che solo nel tempo vedremo il vero valore di Bernardeschi".

Eppure la critica - anch’io tra gli altri - lo attacca spesso.

"Se si discute uno come Federico vuol dire che il calcio è finito. Io penso che con la personalità e la forza d’animo, oltre che quella fisica, i veri valori vengono fuori. O qualcuno davvero crede che la Juve abbia speso quaranta milioni per lui, strappandolo ad una sfilza di altri club, e adesso dica che si è sbagliata? Piuttosto il discorso è un altro".

Quale?

"Che Bernardeschi si è dovuto adattare ad un sacco di ruoli diversi dall’esterno qual è. Io dico che siamo di fronte al paradosso: in Nazionale è titolare, è apprezzato dall’allenatore e benvoluto da tutti, mentre altrove lo si contesta".

Saper svolgere più ruoli è un titolo di merito.

"Bernardeschi è un generoso dentro e fuori dal campo".

Parliamo delle sue peculiarità umane.
"Sensibile, intelligente, con una grande attenzione a determinati valori che gli sono stati trasmessi dai genitori. Un ragazzo fuori dal comune. Ama viaggiare, ma anche spaziare, sa tante cose e quando ne parla non delude mai".

Alla Juve cos’ha capito?

"Ha capito che c’era bisogno di uno che si sacrificasse e lui non si è tirato indietro. Ha fatto il mediano, la mezza punta, ha corso per tutti e ha finito le partite sfiancato. Ha fatto di necessità virtù secondo i bisogni della squadra. Io dico che i tifosi lo dovrebbero ringraziare".

Federico si aspettava qualcosa in più dalla Juve?

"Quando giochi per certi club sei tu che devi dare qualcosa di più, la Juve vuole essere prima in tutto. Però se si chiede all’interno della società, dal presidente Agnelli all’ultimo dei dipendenti, quanto Bernardeschi sia da Juve tutti diranno che lo è completamente".

Si ricomincerà mai a giocare?

"Si ricomincerà sicuramente e sarà un finale di campionato bellissimo, una specie di Gran premio di Formula 1 con tante safety car, rappresentate dal virus, in pista".

Finire è importante per non avere un controcampionato fato di reclami e ricorsi.

"Certo, ma è importante anche per i club poter fatturare i diritti televisivi. E poi c’è la funzione sociale. Il calcio, oltre che un’industria, è passione, svago, divertimento. Ci manca da morire. Anche se ho una convinzione".

Quale?

"Il virus scomparirà solo con la scoperta di un vaccino, quindi per portare a termine la stagione si dovranno mettere in calendario tante soste. Ecco perchè ho parlato di safety car".

Conseguenza inevitabile è quella di una nuova stagione da proporre nell’anno solare.

"Ovviamente sì. Sarebbe logica e vantaggiosa".