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Tanto tuonò che piovve. Anzi, alla Juventus si è verificata un’autentica tempesta tropicale, di quelle da dissesto idrogeologico e smottamenti vari. L’allerta- meteo, a dire il vero, c’era stata, anche più di una, ma in tantissimi l’avevano sottovalutata. Il doppio rinvio dell’assemblea degli azionisti avrebbe già dovuto insospettire, tanto quanto nei mesi scorsi i pesanti rilievi mossi dagli organi di controllo societari sul bilancio 21/22 in via di approvazione. I revisori dei conti erano arrivati addirittura a mettere in discussione la continuità aziendale. Così come tantissimi – soprattutto tra i tifosi – avevano sottovalutato la portata dell’inchiesta Prisma, vista più come “la solita operazione per provare a danneggiare la Juve” piuttosto che il risultato di gestione corsara del club.

Il pressoché totale azzeramento del CDA bianconero è la naturale conseguenza di tutto questo, anche se nessuno se lo sarebbe aspettato nel breve. Qualcuno lo aveva pronosticato per il prossimo 27 dicembre, in concomitanza con l’assemblea azionaria, ma non prima. Di sicuro nel 2023, come riportato da questa stessa rubrica soltanto la settimana scorsa. Ma, a quanto pare, non c’era più tempo da perdere.

La gravità della situazione societaria, associata a divergenze interne, ha indotto la proprietà a prendere in mano la situazione e cambiare tutto in una notte: fuori Andrea Agnelli , Pavel Nedved e tutto il resto del consiglio d’amministrazione, dentro solo uomini Exor: Gianluca Ferrero e Maurizio Scanavino. E altri ne arriveranno da qui al 18 gennaio prossimo, giorno in cui si insedierà il nuovo cda. È rimasto in piedi il solo Maurizio Arrivabene, proprio perché già a suo tempo espressione del proprietario.

Prima o poi il redde rationem doveva avvenire, e si è puntualmente verificato. Il silente John Elkann ha pazientato fin troppo, chiudendo gli occhi su caso Suarez, sul casino Superlega e, scorsa primavera, sui primi effetti dell’inchiesta Prisma, con accuse gravissime di falso in bilancio e false comunicazioni al mercato.
Dopo le richieste di rinvio a giudizio, gli arresti domiciliari prima chiesti e poi annullati ad Andrea, la richiesta di riscrittura dell’ultimo, disastroso bilancio societario da parte della Consob, con una perdita monstre di 250 milioni di euro nonostante 3 aumenti di capitale, John non c’ha più visto ed ha deciso per il fuori tutti. Com’era giusto che fosse, perché in quest’ultimo biennio la governance Juve è stata davvero troppo discutibile.

Agnelli ha consentito, e commesso, troppi azzardi, coinvolgendo un cda non sempre d’accordo se non addirittura messo nemmeno al corrente di determinate decisioni, come testimoniato dalla dichiarazione messa a verbale della consigliera indipendente Daniela Marilungo, dimessasi volontariamente.

Andrea ha detto che è venuto meno il gioco di squadra, ma il primo a non volerlo più seguire nelle sue battaglie – contro Uefa e Magistratura – è stato proprio il cugino John, onde evitare (se ancora possibile) danni alla Juventus. Sempre che non sia già troppo tardi.