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Un mancino all'incrocio dei pali e un tap-in a due passi da Courtois: così Marcus Thuram ha timbrato i suoi primi due gol in Champions League. Non male, considerando che non più tardi di una settimana fa aveva dovuto ricorrere a Google per ricevere l'ok di uno steward che lo aveva bloccato fuori da San Siro. Era la vigilia della sfida contro l'Inter - alla quale ha fatto male guadagnandosi il rigore del momentaneo 1-1 - e gli undici gol segnati in Bundesliga non erano bastati per evitare il singolare controllo identità.

INSIEME AL PADRE - Curiosi inconvenienti, causati (forse) anche da quel cognome così pesante. Specie nel nostro paese, dove il papà Lilian ha giocato per dieci anni tra Parma e Juve. E proprio in Emilia è venuto alla luce il piccolo Marcus, che ha sempre seguito il padre nelle avventure calcistiche. L'Italia prima, la (sua) Francia poi. Quando Lilian si trasferisce al Psg, Marcus inizia a giocare nell'Olympique de Neuilly, la cui sede dista meno di 6 chilometri dalla Tour Eiffel. La differenza con il padre, però, riguarda il ruolo: Lilian era un difensore tosto, il cui dichiarato incubo era Ronaldo. Il Fenomeno. Lo stesso che Marcus, punta moderna dotata di tecnica e fisico, ha individuato come idolo. Dopo il Neuilly ecco l'avventura con l'AC Boulogne-Billancourt e la chiamata del Sochaux. Qui inizia la sua vera carriera: esordisce in prima squadra nel 2016 e in una stagione totalizza 37 presenze. L'anno successivo approda al Guingamp, con cui colleziona 12 gol in 64 presenze, tra cui il rigore che manda ko il Psg al 93' in una partita di Coupe de Ligue

GOL E MESSAGGI - Marcus. Ovvero, l'etimologia insegna, sacro a Marte, dio della guerra. Animo forte e tanta personalità, come insegnava il padre. Che, nel lontano 1997, scelse un nome tutt'altro che casuale per il figlio. L'omaggio, infatti, è a Marcus Garvey, scrittore giamaicano celebre per la sua lotta a favore dei diritti degli afroamericani negli Usa. Un tema tanto caro alla famiglia Thuram: ne parla spesso papà Lilian, attuale ambasciatore dell'Unicef. Lo ha fatto lo scorso maggio, quando la Bundesliga fece da apripista tra i campionati che ripresero a giocare dopo l'incubo lockdown. Dopo il gol all'Union Berlino, infatti, l'attuale attaccante del Borussia Mönchengladbach si è inginocchiato mostrando la sua vicinanza a George Floyd e mandando un messaggio fortissimo al mondo, del pallone e non solo. Lo ha ripetuto ieri, con l'esultanza ispirata a Black Panther. Per essere grandi Uomini, come insegna papà, serve anche questo. Se poi arriva anche la doppietta al Real Madrid, ben venga.