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Ci sono delle volte in cui le mosse azzeccate di un allenatore, e per i riflettori puntati e per la loro sorprendente pregnanza, sono a tal punto azzeccate che trascendono la partita in questione. Vanno al di là della loro stessa efficacia sul campo. Si elevano quasi a dignità d’arte o di scienza. Assumono perciò, inevitabilmente (e involontariamente), una portata didattica, pedagogica. Allegri ieri sera vincendo, dispiegando calcio, ha ricondotto alla ragione molti italiani, l’esercito degli haters in particolare. Di fatto non è stato solo un grande allenatore, è stato un grande pedagogo. Ha studiato l’Atlético come meglio non si poteva, e da questo studio ha ricavato tattica e strategia. Una convinzione su tutte: la ricerca dell’ampiezza per aprire il 4-4-2 compatto di Simeone, il che significava per la Juve difesa a tre, con spinta coraggiosa dei laterali tutta-fascia. Solo che, tra infortunati e squalificati, per coprire il posto vacante in difesa gli restavano soltanto le opzioni Rugani e Caceres. Altrimenti avrebbe dovuto rinunciare al piano A (di ampiezza) e confidare irrazionalmente in una difesa a quattro composta per metà da difensori del calibro di Cancelo e Spinazzola. Ecco, non proprio due certezze in questo senso. Perciò, meglio evitare. Difesa a tre irrinunciabile. Ma allora chi, tra Caceres e Rugani? È proprio a questo punto che Allegri ha alzato l’asticella, o forse sarebbe meglio dire la bacchetta.
 
EMRE CAN NEI TRE DIETRO – Dire che la mossa Emre Can falso centrale è stata decisiva, non significa certo trascurare l’apporto (di per sé evidente peraltro) dei vari CR7, Bernardeschi e Spinazzola. La mossa Emre Can falso centrale è stata strutturalmente decisiva. Ha creato le basi, le fondamenta di questa impresa straordinaria. La Juventus ha potuto così scendere in campo come voleva, ma con un interprete a sorpresa. Raffinatezza che non riguarda più soltanto i numeri e la fredda disposizione degli uomini, bensì la qualità del singolo, i compiti assegnati al singolo. Si noti per cominciare l’ampiezza raggiunta da Cancelo e Spinazzola in questa immagine, e la conseguente libertà di cui godevano in fase offensiva.    



Un 3-4-3 o un 3-5-2, dipendeva dall’altezza sulla trequarti di Bernardeschi. La cosa importante era creare in fascia improvvise superiorità numeriche. E la sensibilità di Emre Can in impostazione serviva proprio per incentivarle e sfruttarle al meglio. Eccolo sotto mentre salta un fumosissimo Lemar in conduzione e apre a destra per Cancelo. La posizione di Bernardeschi, connessa a quella del portoghese, provoca due reazioni nel 4-4-2 di Simeone: l’incertezza di Juanfran, preso in mezzo fra i due bianconeri, e lo scivolamento di uno dei due interni di centrocampo, Saúl. 



L’attimo dopo, le conseguenze ulteriori: Juanfran che ritarda su Cancelo e Saúl costretto a inseguire alle spalle del compagno l’inserimento ai duemila di Bernardeschi. Atlético decostruito



EMRE CAN SU MORATA – Dal punto di vista difensivo, specialmente quando la Juve era tutta riversata nella metà campo degli avversari, la marcatura preventiva del tedesco su Morata si è rivelata molto preziosa per disinnescare le ripartenze dei Colchoneros. Abbassandosi molto, l’Atlético provava a risalire il campo tendenzialmente in un solo modo: cercando la velocità o le sponde dello spagnolo. E se all’andata l’attacco della profondità sul lato di Bonucci mise in grossa difficoltà la linea bianconera, questa volta la presenza di Emre Can ha garantito a un tempo più solidità e più facilità d’aggressione. Guardate a che altezza stanno difendendo i due centrali laterali della Juve.  



Bonucci, a una certa distanza, restava dietro, solo e pronto in copertura a sgonfiare qualsiasi pallone fuggisse dalla morsa. 



QUANTI RUOLI HA FATTO EMRE CAN? – Sarebbe una semplificazione impoverente definire la partita di Emre Can come quella di un centrocampista adattatosi a fare il centrale. Il tedesco in realtà ha ricoperto come minimo tre ruoli. Non è un’esagerazione, una figura retorica per dire che era ovunque. È andata proprio così. In alcune situazioni specifiche abbandonava sistematicamente la sua posizione di partenza per occuparne un’altra. Ad esempio quando veniva a trovarsi sul lato debole, e la Juve si ricompattava nella propria metà campo. In casi come questi, non essendo più necessario togliere profondità agli avversari, Emre Can si staccava dalla linea, consegnava Morata a Bonucci e si piazzava davanti alla difesa, probabilmente per ostacolare il rimorchio di Griezmann. E la Juve passava momentaneamente al 4-3-3.          



EMRE CAN ALLA TOLOI – Non contento di sorvegliare la propria zona e quella davanti alla difesa, a volte si sganciava pure alla Toloi. Il difensore di Gasperini è noto per questo genere di inserimenti a sorpresa, tra la punta e il laterale di catena. Del resto Emre Can è una mezzala, quindi certi spazi è abituato a vederli. Gli bastava percorrere la verticale davanti a sé, nel momento opportuno.    



FALSO TERZO E TERZINO – Nella ripresa, inoltre, c’è stata un’uscita dal pressing da parte della Juve che ha ricordato vagamente l’espediente del falso terzino tanto caro a Guardiola: utilizzando in questo modo Emre Can, Allegri si è permesso pure una citazione ironica tra le righe (o tra le linee?). Della serie, volete Guardiola?  Eccovi accontentati. 



EMRE CAN E I PRIMI DUE GOL - Infine, andate pure a controllare: nei primi due gol c’è sempre lo zampino del tedesco. Quando sopra scrivevo strutturalmente decisivo, intendevo anche questo. La costruzione del 2-0 è emblematica, magistrale. Un estratto dalla Lectio di Massimiliano Allegri.