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  • Antonucci a CM: 'L'assist a Dzeko e la voglia di mollare tutto. Avevo toccato il fondo, al Cittadella sono rinato'

    Antonucci a CM: 'L'assist a Dzeko e la voglia di mollare tutto. Avevo toccato il fondo, al Cittadella sono rinato'

    • Francesco Guerrieri

    Senza Mirko Antonucci (foto As Cittadella) il Cittadella sarebbe penultimo in classifica. Tutto vero: cinque gol in campionato, tre nelle ultime tre partite; con le sue reti ha dato 6 punti alla squadra che oggi è a +4 sulla zona playout. Oggi segna col Citta e sogna la Serie A, magari con la Roma. Ma c’è stato un momento in cui aveva anche deciso di abbandonare il calcio, come racconta nella nostra intervista.

    Tre gol nelle ultime tre partite, come ti senti?
    "Molto bene, sono contento di aiutare la squadra con i miei gol. In estate mi ero prefissato l'obiettivo di segnare più dell'anno scorso e ce l'ho fatta. Volevo migliorare quest'aspetto, anche in allenamento ho lavorato per segnare sempre nelle partitelle".


    Cinque reti totali con i quali hai dato 6 punti al Cittadella.
    "I gol aiutano sempre. Sono contento di aver segnato anche a Genova, dove abbiamo fatto punti quando nessuno se l'aspettava".

    Ti senti il leader di questa squadra?
    "Sì, mi sento un giocatore importante. L'allenatore pretendeva più reti da me e quest'anno sono felice di avere più responsabilità".

    Ci racconti quando Bruno Conti ti portò alla Roma?
    "Ero molto piccolo, dovevo decidere tra i giallorossi e l'Inter. Essendo romano e tifoso della Roma non ho avuto dubbi sulla scelta. E' stato un sogno che si avvera. E pensare che prima mi voleva anche la Lazio...".

    Antonucci a CM: 'L'assist a Dzeko e la voglia di mollare tutto. Avevo toccato il fondo, al Cittadella sono rinato'

    Cioè?
    "Non mi scorderò mai quando a sei/sette anni mi avevano cercato sia Roma che Lazio. Andai a Trigoria a fare un provino, due giorni dopo dovevo tornare ma rimasi a casa perché in quel momento non volevo lasciare i miei amici. Poi andai all'Atletico 2000 e due anni dopo tornò la Roma".

    Che effetto ha fatto vestire la numero 10 giallorossa, anche se solo in Primavera?
    "Beh, sicuramente a Roma è un numero importante. E pensa che in quel periodo avevo anche la fascia da capitano al braccio. Sentivo più responsabilità, anche se nello spogliatoio ci scherzavamo".

    Il debutto in Serie A contro la Sampdoria proprio a Marassi, lo stadio che sognavi.
    "Quando ero piccolo avevo detto a mia madre che ero sicuro di esordire in quello stadio. Non so spiegare il motivo, ma a volte mi capita di sentire alcune cose che poi si avverano".

    Facci un altro esempio.
    "Quando ho segnato al Cosenza, l'avevo sognato la sera prima". 

    A Marassi sei entrato e hai fatto subito l'assist a Dzeko.
    "E' sicuramente un bel ricordo, ma quel periodo fa parte quasi di un'altra vita".

    Antonucci a CM: 'L'assist a Dzeko e la voglia di mollare tutto. Avevo toccato il fondo, al Cittadella sono rinato'

    Cioè?
    "Nel tempo sono cambiate molte situazioni che mi hanno segnato, adesso vedo le cose in modo diverso. In quel periodo alla Roma non ero pronto, a 18 anni sono stato catapultato in una nuova realtà nella quale mi fermavano per strada per chiedermi foto e c'erano molte più pressioni. E io non avevo la testa di oggi".

    Nel 2020 hai fatto sei mesi al Vitoria Setubal, che ti porti dietro da quell'avventura in Portogallo?
    "Un aneddoto simpatico insieme ad Antonio Saviano. Dopo una partita siamo andati a mangiare in un ristorante italiano, ma che di italiano aveva poco... Purtroppo ce ne siamo accorti solo quando eravamo a tavola: abbiamo ordinato una margherita che aveva la mozzarella squagliata e i pomodori sotto, tagliati".

    Su Instagram hai scritto: "Quando tocchi il fondo o reagisci o molli tutto". Ci racconti cos'è successo?
    "Quando ero alla Salernitana non ho mai giocato in tutta la prima parte di stagione, a gennaio volevo andare via ma non avevo richieste. Così ho avuto un momento di sconforto nel quale ho pensato di lasciar perdere il calcio; a 22 anni avevo perso fiducia in me stesso, non avevo neanche voglia di allenarmi. Poi mi sono affidato al mental coach Sandro Corapi che mi ha cambiato la vita e mi sono rimesso in gioco. Ora sono quello che voglio essere. E' come se avessi vissuto due vite, la prima mi è servita per crescere e maturare".

    Il momento più bello da calciatore?
    "Sicuramente il debutto in Champions contro il Liverpool. Nella mia 'seconda vita', invece, scelgo il primo gol con il Cittadella. E' stata una liberazione e un nuovo punto di partenza".

    Ti piacerebbe tornare alla Roma in futuro?
    "Il mio sogno è arrivare in Serie A e affermarmi lì. Se dovesse succedere con la maglia della Roma sarei ancora più contento, sarebbe la chiusura di un cerchio".

    @francGuerrieri 


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