19
Marcello Nicchi dice la sua sul tema del razzismo negli stadi. Il presidente dell'Aia (associazione italiana arbitri) ha dichiarato in un'intervista al Corriere dello Sport: "Ci sono procedure che vanno applicate, procedure molto chiare stabilite dalla Figc, come la chiusura di determinati settori e di intere curve. Noi arbitri abbiamo una grande responsabilità nella gestione della gara, ma è utile sgombrare il campo dagli equivoci e voglio dirlo con chiarezza: non si può pensare di scaricare sugli arbitri questo problema. Per questo gli arbitri non cambieranno atteggiamento. Come si combatte questo fenomeno? Per prima cosa non lo si deve sottovalutare. E poi penso che i razzisti vadano individuati immediatamente, bloccati e portati in galera. Servirà anche come deterrente, ne sono convinto. Oggi negli stadi ci sono decine e decine di telecamere, agenti, ispettori di polizia, c’è la Procura che si può coinvolgere. Si sa perfettamente chi va allo stadio, si conoscono i nomi di chi comanda nelle curve. Basta volerlo e si può fare". 

"Il ruolo degli arbitri? Noi siamo gli ultimi a vedere. Dobbiamo preoccuparci del gioco, i nostri arbitri hanno le cuffie, c’è il VAR a cui prestare attenzione, c’è una partita da gestire, non soltanto da un punto di vista disciplinare, anche a livello mentale. Immaginate l’arbitro di un Roma-Lazio che deve rapportarsi in continuazione con i giocatori, come si può pensare che possa valutare anche quanto succede nelle curve? L’arbitro non può assumersi la responsabilità di sospendere una partita e trasformarla in una questione di ordine pubblico. Ci sarebbe il pubblico da far evacuare, l’ordine da mantenere: non possiamo caricarci questa incombenza. Le regole ci sono: applichiamole. E’ in questa direzione che dobbiamo muoverci, serve più severità in tal senso. E la nostra categoria lo sa bene. Per anni abbiamo subito episodi di violenza, e tutto nell’impunità. Poi pian piano, tra denunce e norme che disciplinano la questione anche in materia penale, molto è stato fatto: serve una visione strategica". 

"Sicuramente il fenomeno è stato sottovalutato, anche da un punto di vista culturale. Dobbiamo capire che questa è una grande questione civile. Io vorrei vedere i padri che di fronte ai 'buuu' dicono ai figli: Senti quello scemo, tu non farlo mai. Anche chi subisce l’insulto non deve mai sentirsi solo. E qui entriamo in gioco tutti. Per questo voglio esprimere la mia più profonda solidarietà nei confronti di quei giocatori - penso oggi a Lukaku, ieri a Koulibaly e a tutti gli altri in questi anni - che sono stati oggetto di questa vergogna. E’ evidente che anche da noi servono provvedimenti esemplari. Prendiamo il primo che offende un giocatore di colore, mettiamolo in galera e poi vediamo cosa succede. Al Consiglio Federale si sta lavorando in sintonia. C’è una FIGC attiva, il presidente Gravina è un uomo che le cose le dice e le fa: è arrivata l’ora di intervenire".