1989 Anfield Liverpool-Arsenal ultima di campionato, ultima e decisiva. Una partita in linea con la storia controversa dei “cannonieri” di Londra. In testa per un campionato intero, miglior gioco, un allenatore duro come George Graham, un cannoniere implacabile di nome Alan Smith eppure a novanta minuti dalla fine dietro al Liverpool, la più forte squadra d’Inghilterra di allora. Un classico per l’Arsenal, la normalità per la Red Army. Sennonché nessuno aveva considerato una variabile della vita importante, il caso. E siccome Napoleone diceva che il caso, nella vita di ciascuno di noi, ha una posizione matematica e precisa, quell’iniziale svista di tutti divenne realtà nelle parole dell’imperatore quando Michael Thomas si presentò, solo, davanti al pazzo Bruce Grobbelaar. E fu gol. E fu Arsenal campione. Incredibile e vero, verissimo. I tifosi londinesi in esaltazione delirante sulle tribune di uno degli stadi più mistici della storia del calcio, i giocatori tutti verso la panchina ad esultare, Graham composto e signorile e il Liverpool, il grande imbattibile Liverpool K.O. come Foreman contro Alì in “The rumble in the Jungle”.

Allora questa partita aveva un’anima, una ragione, un perché tecnico, oggi è solo e mestamente una gara naif e inconcludente del calcio inglese. Le suggestioni degli outsiders che battono i vincenti per antonomasia un ricordo, l’idea di Thomas di gettare il cuore oltre l’ostacolo non sfiora lontanamente i ventidue di Arsenal-Liverpool di oggi. D’altronde chi poteva non gioca più come Gerrard o chi potrebbe come l’Arsenal fa sempre la stessa mossa senza uscire da idee rimandate a memoria che sono diventate un labirinto dal quale non si esce più. Le squadre di oggi sono controverse, come i loro allenatori. Le responsabilità tecniche di Klopp e Wenger sono evidenti, entrambi hanno cercato di dare un’anima offensiva  ed equilibrata alla loro formazione ma è chiaro che non ci sono riusciti. Il Liverpool è quarto a -18 punti da Guardiola, l’Arsenal quinto a-19, tutte e due hanno la 6° difesa della Premier anche il Burnley ha subito meno gol, 12. Non c’è equilibrio, e se non c’è equilibrio non c’è squadra.

Da Klopp ci si aspettava di più, così per essere franchi. La costruzione del Borussia è rimasta in Germania a Liverpool non si è vista, mai o quasi. La verticalità del Liverpool è più lenta di quella dei tedeschi, solo Salah strappa il campo e gli avversari ma è una caratteristica sua che la squadra non accompagna. Il terzo attacco del campionato sembra contestare quest’analisi, ma non è così.  L’ex squadra più forte d’Inghilterra ha perso meno di Manchester United e Chelsea, con 2 sole sconfitte, ma ha vinto solo 4 partite su 9 ad Anfield, ha pareggiato 7 volte solo una in meno del Wba la squadra con più pareggi in Premier. Inoltre ha perso netto e senza appello contro Il City e il Tottenham e subito tra campionato e Champions 6 rimonte dopo essere passata in vantaggio. Senza equilibrio non c’è squadra. Klopp è un grande allenatore ancora incompleto, perché doveva portare a Liverpool quello che a Liverpool mancava, l’equilibrio tra attacco e difesa dell’azione. Finora non c’è riuscito e quindi il peso dell’attacco non conta. Il campionato vinto ancora una volta è un sogno da rimandare all’anno prossimo per quelli che un tempo erano re d’Inghilterra.

E siamo all’altra metà campo, quella dell’Arsenal. La colpa di Wenger è quella di fare sempre la stessa costruzione e di conseguenza lo stesso errore tattico. Una squadra di mezze punte, centrocampisti offensivi, punte su punte, terzini che scendono il tutto senza coperture. Non c’è fase difensiva palla agli altri, ma non ora da almeno 13 anni. Come può un coach non vedere e correggere questo difetto? E’ un limite grave per un allenatore non saper diagnosticare il lato debole e cambiare. L’Arsenal è sempre uguale, troppo uguale a se stesso. Fortissimo quando attacca, senza però concludere, debolissimo quando prova a difendere. La solitudine di Cech (che certo Koscielny non può aiutare) voluta da Wenger con scientifica perfidia e gusto per l’autolesionismo fa quasi tenerezza se non fosse invece inadeguatezza tattica dell’allenatore.

Ancora una volta il perfido Mourinho con le sue disarmanti verità ha ragione, Wenger e l’Arsenal non sono dei vincenti. In questo quando attacca Mou è addirittura onesto e dice la verità: i “cannonieri” hanno perso 5 volte, scontri diretti di Manchester, Stoke e Watford compresi. Hanno vinto, loro, quelli dell’attacco per il gusto dell’attacco, solo 2 partite su 9 fuori casa. Se a Liverpool l’equilibrio non è stato trovato anche se cercato nella costruzione mettendo vicino ad attaccanti come Manè e Firmino gente come Milner, Matip e Lovren, Henderson e Wijnaldum, a Londra sponda Arsenal tutto questo non è stato mai considerato.
E così Arsenal-Liverpool da partita carica di suggestioni è diventata una gara naif e inconcludente, il bello effimero criticato da Burke. Volete la prova del nove?
Bene, eccola. La melina del Liverpool nel 1989 dopo il 90°, l’improvvisa accelerazione anti tattica di Barnes sul fondo che dette la possibilità dell’ultimo assalto all’Arsenal, i continui rilanci di rimpalli che portarono la palla da un’area all’altra, l’inserimento di Thomas, il gol a Grobbelaar divennero un libro da un milione di copie Febbre a 90° di Nick Hornby e un film con Colin Firth con un finale epico che spiega bene cos’è il calcio per un tifoso malato di Arsenal o di qualsiasi altra squadra nel mondo. Erano i tempi del “Noi non supereremo mai questa fase”, oggi sono i giorni di una partita inconcludente ed effimera. 

@MQuaglini