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    Atalanta, Malinovskyi e l'addio a gennaio: cosa può succedere

    Atalanta, Malinovskyi e l'addio a gennaio: cosa può succedere

    • Marina Belotti
    Forse è stato l’unico dei nerazzurri che, nella frattura tra mister Gasp e capitan Gomez, ci ha intravisto un’opportunità. Ruslan Malinovskyi, ucraino dal mancino fatato, l’anno scorso all’Atalanta ha giocato 44 partite, tra campionato e Coppe. Che all’apparenza possono sembrare anche tante, ma si fa presto a trovare l’inghippo: fanno 30 da subentrato, spesso per qualche spezzone. E a lui, che non piace volare basso e appena arrivato promise tanti gol su punizione, quei 1858’ in campo cominciavano già a stare stretti parecchi mesi fa. Perché nel Genk aveva accumulato 135 presenze d’esperienza, perché in Italia voleva fare il grande salto, perché è un serial killer nei calci piazzati, perché è duttile proprio come vuole Gasperini. E perché, con Gomez fuori dai giochi, sembrava arrivato davvero il suo momento
     
    SCAVALCATO DA PESSINA- E invece, ecco sbucare da dietro l’Altro che non ti aspetti e ti bagna il naso: c’è Matteo Pessina sul forcone del tridente, mentre il 18 prossimo ai 28 si deve, di nuovo, accontentare delle briciole: 641’, 8 gare su 14 ancora da rinforzo di lusso. Più della metà. Nonostante il gol da cineteca-a Bergamo non si vedeva una rete nerazzurra su calcio piazzato da otto anni- e nonostante i 2 assist. E quei tre Re Magi- Genk, Bruges e Anversa- arrivati al momento giusto con maglie da titolare in dono, sono una tentazione a cui ora è difficile resistere.  
     
    STUZZICATO DAL GENK- Ormai da un anno e mezzo in nerazzurro, umile e gran lavoratore, considerato un eroe in patria, il trequartista ucraino fatica a mandar giù l’idea di iniziare il riscaldamento a metà partita. Malinovskyi vuole giocare di più, ma soprattutto vuole un posto fisso dal 1’, pensa di meritarselo e questo l’ha già fatto intendere a chiare lettere al suo mentore. E per rivivere 90’ da protagonista, sarebbe anche disposto a rinunciare all’Europa più bella. Al Genk tutto sommato si trovava bene- ha collezionato 62 esultanze tra gol e assist- e avrebbe l’opportunità di mettersi in mostra per l’Europeo. Da cinque anni nell’orbita della Nazionale maggiore, che per 32 volte ha trascinato con grandi prestazioni, punizioni e gol, nel pieno della maturità e della forma fisica, vuole assicurarsi a tutti i costi il posto e brillare agli occhi di Shevchenko.
     
    PARAGONATO A MIRANCHUK- 18 mesi fa la Dea lo strappò a Borussia Dortmund e Schalke, ora ci provano le squadre della Pro League belga, ma l’offerta giusta ancora non è arrivata e a spegnere qualsiasi rumors ci pensa la moglie Roksana, che su Instagram scrive ai tifosi “Tranquilli, non è vero”. Non solo, parla di Bergamo come di una casa in cui vivere a lungo, dell’Atalanta come di uno dei club più prestigiosi nei quali possa giocare il marito. Percassi ci ha scommesso quasi 14 milioni, in cassaforte Malinovskyi ha un contratto da un milione di euro netto a stagione fino al 2024. Ma il mercato è appena iniziato e se un club belga sarà disposto a sborsare cifre a sei zeri, la società potrebbe accorciare la rosa di mister Gasp, proprio come piace a lui. Che in conferenza stampa ha appena ammesso: “Pessina e Pasalic possono giocare anche a centrocampo, si adattano bene, gli altri faticano”. E chi sarebbero questi ‘altri’? Proprio Malinovskyi, che “fa meglio in attacco, ora lo preferisco più offensivo, per giocare centrale deve crescere…”. Quanto ancora? L’ucraino sente di non avere più tempo a disposizione e sa bene che di giocatore più offensivo e bisognoso di essere testato c’è già Aleksey Miranchuk. No, se non dovesse trovare spazio in un gennaio colmo di partite e con un Gomez al banco check-in, potrebbe comporre lui quel ‘+32’ al vecchio indirizzo nelle Fiandre. 

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