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Un leggero scricchiolio di sottofondo e i primi dubbi: a Bergamo si sente il tintinnio del primo campanello d'allarme di questo campionato. Come ovvio che sia, dopo due sconfitte consecutive. Prima col Milan, poi contro la Lazio: l'inizio del 2012 non è stato dei migliori. Ed era difficile fare meglio, considerati blasone e tasso tecnico delle rivali. Due partite simili, con un canovaccio analogo e il medesimo risultato, il più classico.

Anche nel nido delle Aquile, in fotocopia alla gara di sette giorni fa, l'Atalanta ha ceduto il passo per 2-0, andando sotto per un rigore (sacrosanto) e soccombendo definitivamente nelle battute finali. Un primo tempo remissivo, inconsistente e impalpabile, non certo l'Atalanta di inizio stagione: i primi quarantacinque minuti andanti in onda ieri contro la Lazio sono proprio da dimenticare.

Nella ripresa la gamba è sembrata migliore, ma nemmeno il tempo di provare a punzecchiare i rivali, che l'espulsione di Lucchini ha praticamente condannato anzitempo alla sconfitta la ciurma colantuoniana. Denis troppo solo, Marilungo senza verve, Moralez ininfluente. La sterilità offensiva dei nerazzurri è ben fotografata dai numeri di ieri: un solo tiro in tutta la partita, ad opera del solito Tanque, che non può sempre caricarsi sui cingoli il destino orobico.

Due gare a secco fanno notizia, per un Denis che in avvio di stagione ha saputo segnare a raffica. E una lieve flessione gliela si perdona ciecamente, come riconoscenza per aver trascinato lontano dal guado l'Atalanta. Urge l'aiuto dei compagni di reparto e più frizzantezza dalla cintola in su. E un interrogativo sorge quasi spontaneo: perché tenere Bonaventura in panchina?

L'occasione per ripartire non è certo facile. Luci sull'Atleti Azzurri d'Italia, sabato arriva la Juve di Antonio Conte, ex non certo amatissimo dalle parti delle Mura. L'Atalanta dovrà pescare il jolly della rivincita per ripartire. Servirà crederci, sperare nel colpaccio: perché nel calcio tutto è possibile.