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Leggo con sgomento che mercoledì, a Madrid, contro l’Atletico, la Juventus potrebbe schierare insieme sia Rodrigo Bentancur che Federico Bernardeschi. Mister Sarri, che si ritrova Pjanic e Douglas Costa infortunati, pensa ai due per la sostituzione.

Il mio disappunto, assai prossimo all’angoscia, è che nessuno si stia accorgendo di quanto Bentancur e Bernardeschi siano due sopravvalutati, altamente sospettati di essere altrettanti bluff. Con loro in campo la sconfitta è praticamente certa e con essa rischierebbe di risultare  compromessa, fin dalla prima giornata, la possibilità di chiudere al primo posto il girone di Champions League.

Bentancur è lento, di una lentezza insopportabile, fa viaggiare la palla solo per linee orizzontali e, per di più, commette falli stupidi, dunque evitabili, che quasi sempre si traducono in un cartellino giallo. Come se non bastasse il resto, l’ammonizione finisce per condizionarne la gara: già ha un passo felpato e idee timide per non dire inesistenti, figurarsi se gioca anche frenato.

Bernardeschi è involuto da almeno sei mesi. L’unica partita degna che si ricordi di lui è quella di ritorno della Juve contro l’Atletico, poi più nulla, scomparso, inghiottito dai suoi virtuosismi velleitari. Perde sempre la palla, non salta un uomo nemmeno per sbaglio, usa solo il sinistro sempre per la solita giocata. 

Manierati, azzimati, stucchevolmente eleganti - un’eleganza improvvida e improduttiva - i due si somigliano per la scarso vigore agonistico e la totale assenza di spirito di abnegazione. Non sorprende che siano arrivati alla Juve (di calciatori qualsiasi ne sono arrivati tanti), ma piuttosto che il dietro al loro incedere indolente prima Allegri e adesso Sarri intravvedono quel che non c’è, il talento.

Eppure il caso Bernardeschi era stato aperto perfino dal c.t. azzurro Roberto Mancini nelle ultime due partite della Nazionale. Pur non essendo risultato insufficiente, Bernardeschi non aveva brillato né contro l’Armenia, né nello spezzone successivo contro la Finlandia. Tra una prestazione e l’altra Mancini aveva detto di aspettarsi molto di più e, se non si era arrivati ad una bocciatura vera e propria, di certo Bernardeschi l’aveva sfiorata. 

Ora, può un calciatore che sta perdendo la Nazionale essere riproposto per un mese al posto di Douglas Costa? Per me no. E sono a maggior ragione convinto di questo da aver sperato che, a Firenze, Sarri avvicendasse il brasiliano con Cuadrado (entrato poi per Danilo) e non con Bernardeschi. E’ lo stesso augurio che mi faccio in vista della partita con l’Atletico. Al contrario di Bernardeschi, Cuadrado non è un fenomeno, né crede di esserlo. Se sbaglia è per eccesso di semplificazione, non per una giocata vanitosa. Inoltre ha più corsa, maggiore disponibilità al pressing, uno spirito di sacrificio facilmente constatabile. Certo, è un rammendo, ma il migliore possibile. Con Bernardeschi la squadra ha un uomo in meno.

Quanto a Bentancur pare proprio non esserci alternativa. L’unica potrebbe essere Rabiot che Sarri, durante le tournée estive, ha scoperto poter fare anche il centrale di centrocampo. Sul francese, purtroppo, pesano i sei mesi di inattività nel 2019, le zero partite cui il Psg l’ha costretto quando Rabiot ha rifiutato il rinnovo. Dice Sarri che, oltre a non tenere i novanta minuti, Rabiot non ha proprio la gamba. In effetti, quando entrò a Parma, fu spaventoso e un giocatore che non si regge in piedi non può pensare di far correre gli altri.
Però Bentancur è una iattura e il suo impiego sarebbe da scongiurare anche a costo di metter qualcun altro, per esempio, Khedira in un ruolo inusuale con l’ingresso di Ramsey a mezzala. L’Atletico ha un centrocampo leggero, ma di qualità. Se non si può sovrastarlo con la corsa e la forza, come ha fatto la Real Sociedad e non può certo fare la Juve, l’unica è pareggiarlo sul piano del fraseggio. Sempre che anche Sarri faccia sgorgare un  po’ di possesso. I sessanta minuti contro il Napoli non bastano e non accontentano nessuno.