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Intervista al tecnico del Manchester City.
Mancini: "Ho domato Balotelli grazie a mio figlio".
"I ragazzi di quell'età sono tutti uguali e io li ho capiti".
 

È vero che lei voleva Hamsik?
«Da noi si adatterebbe bene ma non c'è mai stata una trattativa diretta. Il problema è che ormai se c'è un giocatore fuori dal comune i giornali ce lo appioppano».

Uno però glielo tolgono: Tevez.
«Non so neanche dove sia. Gli sarebbe bastato chiedere scusa a me e ai compagni e l'avrei riaccolto, almeno fino a gennaio. Invece niente. La vera colpa però non è sua».

Lo consigliano male. Lei pensa che arriverà a Milano?
«Non so. Andrà a chi è disposto a pagarci il suo prezzo. Non si fanno regali: piuttosto sta fermo».

Balotelli ha detto che lei è bravo perché l'ha migliorato sul campo e non ha cercato di insegnargli a vivere. È vero?
«Io devo insegnargli il calcio e penso di poterlo fare bene. Lui è un grande centravanti, sebbene talvolta l'abbia tenuto all'esterno. All'educazione invece devono pensare i genitori. Qualche scapaccione metaforico gliel'ho dato anch'io ma non fatevi ingannare: Mario è molto più educato e perbene di quanto si pensi».

E gli atteggiamenti?
«È un ragazzo di oggi. Sono tutti uguali: pensano di sapere tutto della vita e che tu non gli serva a niente. Avere un figlio di quell'età mi ha aiutato a capirlo. Però se li riesci a prendere nella maniera giusta, dietro quella patina di menefreghismo scopri che hanno dei valori oltre a delle insicurezze».

Lei come lo ha preso Balotelli?
«Gli ho detto che la ricreazione era finita e che nel calcio si invecchia in un attimo perciò è venuto il momento di esplodere e confermarsi. Guardi Adriano: a 21 anni si diceva che fosse il più forte del mondo ed è sparito. Mario non deve sprecare il talento enorme. Non deve farlo per sé, non per me o Prandelli».