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Getafe ricacciato più indietro e Real Madrid agganciato al primo posto della Liga, anche se forse solo per una notte, visto che il Real la sua partita la giocherà domani contro il Celta Vigo. Sì, probabilmente non cambieranno granché le cose là davanti, ma di sicuro il Barcellona ha rilanciato il suo messaggio al campionato. Sì, magari non sarà il miglior Barça degli ultimi otto scudetti (e tre secondi posti) negli ultimi undici anni, ma sino a quando ci sarà Messi là davanti, sarà sempre squadra da temere, anche se la difesa sbanda e rischia come da tempo non si ricordava



Il Getafe, invece, se ne va sconfitto dal Camp Nou. Ma non a testa bassa. Il suo l'ha fatto. Soprattutto, ha ribadito alla Liga che è legittima la sua candidatura a un posto Champions nella prossima stagione. Sì, il Getafe porta in campo la spiegazione pratica e perfetta del suo terzo posto. Che è una sorpresa, sì, ma sino a un certo punto. Perché ha un suo stile la squadra dell'area metropolitana di Madrid. Stile ruvido, è vero, ma efficace. Almeno sino a quando dura.

Perché il Getafe la mette sulla compattezza, anche sulla difensiva quando occorre e prova a far valere la sua fisicità, la sua rapidità e la voglia stupire sempre. Ordina questo pure stavolta, Bordalas, che propria al Camp Nou festeggia la sua centesima partita col Getafe. E il Barcellona soffre tutta questa roba, che è giusto il contrario del suo calcio ricamato, di qualità, però lento e impressionante quando il pallone è sul piede di quel Messi tornato scintillante.

Sì, soffre la difesa che il Getafe porta altissima, addirittura a centrocampo, il Barcellona; soffre le "martellate" che dispensano senza parsimonia i difensori e i centrocampisti madrileni; soffre, pure troppo, la vitalità del vecchio Molina, indomito trentasettenne che dà pensieri a Pique e Umtiti. Certo, dopo un quarto d'ora Messi il gol se lo mangia, quando arriva solo davanti a Sonia e manda il pallonetto alto di tanto, ma l'avvio della partita è roba del Getafe. Gli appartiene per intensità e veemenza. Fa pressing feroce, infatti, e appena recupera il pallone vanno via come schegge i suoi attaccanti.

Segna pure, il Getafe. Fa gol Nyom, ma prima di approfittare della respinta di Ter Stegen giusto sul suo piede, s'era liberato con una gomitata di Umtiti e il fattaccio non sfugge certo al signor Var. Gol segnato e subito annullato. Comunque sia, è il momento migliore del Getafe, questo. Getafe che ci prova anche con Cucurella (sinistro in diagonale appena fuori), ma questo è anche il suo ultimo respiro, se si vuole. Il Barça, infatti, non ci sta a fare la figura di chi ha paura davanti al suo stadio straripante di tifo e di passione. Soprattutto non ci sta Leo Messi, il quale invita i suoi ad alzare il ritmo del palleggio per rendere vano il pressing del Getafe e per uscire dalla trappola preparata da quel Bordalas che con Setien manco si saluta per rancori antichi. E la cosa riesce alla perfezione.

Dopo mezz'ora di passione - fors'anche perché il Getafe ha spesso assai - la squadra di Setien si riprende il pallone e la partita. E, manco a dirlo, è il sinistro intelligente di Messi a cambiare tutto da così a così: suggerimento corto, verticale, centrale, decisivo per Griezmann, il quale (33') guarda negli occhi Sonia (un ragazzone di un metro e novanta ad onta del suo nome assai gentile) e con un tocco di sinistro esterno mette in porta. Così fanno le squadre forti: lasciano fare a chi gli sta di fronte, rischiano anche, ma alla prima occasione ristabiliscono la gerarchia della bellezza e della classe.

Alla prima occasione. Ma anche alla seconda, se è vero come è vero che Sergi Roberto alla sua prima scorribanda nell'area "nemica" trasforma in raddoppio un assist del terzino opposto Junior Firpo. Gol da manuale che fa a pezzi un Getafe diventato all'improvviso poca cosa. Tre tiri in porta e due gol, per il Barcellona. Il quarto, giusto a fine primo tempo, è di Messi che di testa esalta Sonia che si salva. Sì, più cinico che bello, il Barcellona, ma quando decide di far calcio, beh, ancora ci riesce come poche squadre. Come avrà capito bene il Napoli, suo prossimo e imminente avversario in Champions. A tal proposito, al San Paolo il 25 di febbraio, oltre a Suarez e Dembele non ci sarà neppure Jordi Alba, uscito per un accidente agli adduttori e sostituito proprio dall'assist-man Junior Firpo.

Ma è chiaro che una squadra dal carattere e dal calcio anche rabbioso come è il Getafe non s'arrende tanto facilmente. E tantomeno s'arrende Bordalas, che poco dopo il ritorno in campo tira fuori Olivera e Molina e "libera" sul prato Kenedy, centrocampista laterale ma offensivo, e Angel Rodriguez, che presto potrebbe finire proprio al Barcellona per sostituire Dembele. Insomma, ancora più d'attacco, il Getafe. E quindi non è un caso che la partita si riapra. Proprio con Angel, il quale (66') trasforma in gol, con una prodezza al volo e di prima intenzione, un suggerimento di Mata dalla destra.

E dieci minuti dopo potrebbe persino pareggiare, il Getafe, ma Ter Stegen non si sa ancora come, toccando tre volte il pallone con la mano destra, nega il gol ad Angel. Ancora lui. Insomma, molla un po' sul ritmo, il Barcellona, Messi se la prende un po' più comoda e il Getafe ne approfitta. Ma non basta. Anzi, nel finale è Griezmann a mangiarsi il gol a porta praticamente libera e con Sonia ormai già rassegnato. Finisce così: col Barcellona che ancora una volta vince di misura, ma vince. E con Gattuso avrà preso un sacco d’appunti. Ma linee generali sono queste: Barcellona che fa un gran possesso palla, che vive sempre dei lampi del suo "padrone" in campo, ma che in difesa non è proprio irresistibile. Mah. Chissà…