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Messaggio più chiaro il Barcellona non poteva lanciare: Messi e Piqué restano a casa, ma a San Siro veniamo per giocarcela. L’Inter affronterà pure la squadra B dei catalani, ma sbaglierebbe a pensare che chi va in campo tiri indietro la gamba. Anzi, accadrà  esattamente il contrario. I sostituti hanno una chance che non vorranno certo sprecare e Vidal, Suarez e Griezmann, quasi sicuramente titolari, hanno a cuore di dimostrare che questo Barcellona non è solo Messi.

Tutto ciò premesso, la gara decisiva per la qualificazione agli ottavi di Champions, non poteva nascere meglio per Conte e la sua squadra. E’ vero che tra i nerazzurri mancheranno Sensi, Barella, Gagliardini e Asamoah, ma un conto è affrontare Messi e i suoi fratelli campioni, un altro un avversario più umano e più vicino alla qualità dell’Inter. Benedetto, dunque, sia il turnover altrui che favorirà il debutto tra i pali di Neto (ex Fiorentina e Juventus) e la presenza di Umtiti e Todibo centrali di difesa. Contro di loro, forse, segnare un paio di gol che lancino l’Inter verso la vittoria non dovrebbe essere un’impresa impossibile, soprattutto se Lautaro e Lukaku ritroveranno la mira smarrita contro la Roma.

Per riuscire a capire cosa sarà del futuro dell’Inter in Europa, bisogna proprio partire dall’ultima di campionato. Entusiasti per aver staccato la Juve di due punti, molti hanno evitato di analizzare i limiti di quel pareggio. Non è vero che l’Inter ha sbagliato tanti gol. Ma, piuttosto, ha sbagliato nelle tre circostanze in cui i giocatori della Roma le hanno propinato regali irrinunciabili. In realtà l’Inter ha costruito meno del solito e del previsto. Questo perché, oltre ad una fisiologica fatica, ha incontrato sulla sua strada un avversario in grado di fare un grande possesso palla e di tenere lontana l’Inter dalla propria area con un atteggiamento che, nella cronaca post partita, ho definito “contenimento attivo”. Ora il Barcellona, ben lungi dal voler tenere palla per difendersi, ha delle caratteristiche che somigliano a quelle della Roma. E contro la squadra di Fonseca, l’Inter è mancata proprio nel furore agonistico e, in un buona parte, nel pressing.

Saprà ritrovarli in una gara tanto vitale? E’ vero che le motivazioni fanno miracoli, ma è vero altrettanto che gamba (intesa come condizione agonistica) e lucidità sono imprescindibili. E l’Inter oggi avrebbe più di altri il diritto di tirare il fiato. Purtroppo non può farlo almeno fino alla pausa natalizia, ma dire che con la Roma si sia vista un’Inter consolante sul piano della manovra sarebbe fuorviante. Serve una grande prova e dirselo nello spogliatoio non basta. Bisogna far la conta delle risorse, far rifiorire i principi di gioco e gettare tutto in campo.

Oggettivamente un’Inter come quella che finora ha saputo issarsi in testa alla classifica del campionato di serie A è decisamente più forte del Barcellona rimaneggiato di questa sera. Tuttavia fa bene Conte a pensare che l’Inter passa se torna a essere pienamente se stessa. Essendo squadra sempre o, a prescindere dalle assenze, molto di più delle avversarie, sono convinto che l’Inter fornirà una versione convincente anche questa sera, ma dovrà spendere molto dal punto di vista mentale. La Champions esige più di qualsiasi campionato e pensare di vincere giocando senza spendersi totalmente è un’idea suicida. A maggior ragione perché un’eventuale eliminazione non condurrebbe fuori dalle coppe, ma all’Europa League: più lunga, più faticosa e meno prestigiosa della Champions. Se si deve giocare per tre obiettivi, meglio che la Coppa sia quella che conta di più.

@gia_pad