Forse esagero, ma l’impressione è che Barella abbia messo a posto da solo e con grandissima purezza il centrocampo della Nazionale di Mancini. Già all’esordio, in amichevole contro l’Ucraina, dopo un tempo di adattamento, era venuta fuori la sua personalità. E’ in Polonia però che ha stupito davvero: in una partita così delicata, in ballo c’era una possibile umiliante retrocessione, il centrocampista sardo ha dispiegato tutte le sue qualità, mostrando una naturalezza disarmante in entrambe le fasi di gioco. Grazie al suo impiego, Mancini si è permesso il lusso, l’azzardo sfrontato del doppio regista leggero (Jorginho-Verratti), garanzia di dominio nel palleggio. Perché Barella sa fare praticamente tutto.
 
Lo abbiamo visto crescere di partita in partita nel Cagliari, giocando ora trequartista, ora mediano, ora mezzala. Ed è proprio questa esperienza sfaccettata ad averlo reso il prospetto italiano più intrigante, il profilo se volete più completo. Ancor meglio di Pellegrini e Cristante, che sembrano invece più specializzati e dunque meno adattabili a un contesto particolare e capriccioso come quello azzurro. Radja Nainggolan, in una intervista apparsa oggi sulla Gazzetta, dice, riferendosi a Barella: “Mi ci rivedo in tante cose. Visto l’esordio in Nazionale?”. Il numero 18 del Cagliari è davvero il suo erede, ormai è pronto per una big.  
 
LA MEZZALA/TREQUARTI – In effetti Barella, anche lui rappresenta una specie di “centrocampista aggiunto”, se vogliamo riprendere una delle formule bizzarre utilizzate da Spalletti quando arrivò a Roma, per spiegare al Ninja il suo nuovo ruolo e soprattutto per non utilizzare la parola sfibrante “trequartista”. Un giocatore cioè in grado di stazionare o alzarsi tra le linee avversarie in fase di possesso, e che ha il compito di ricompattarsi immediatamente al centrocampo una volta perso il pallone. Sotto, un’intuizione di Barella da “centrocampista aggiunto”, proprio contro l’Inter, nella settima giornata. 



I trascorsi da regista gli consentono di facilitare, se schierato mezzala, il lavoro di impostazione del compagno di reparto più arretrato (Bradaric in questo caso). Guardate sopra come detta il filtrante taglialinea alle spalle di Gagliardini: a questo punto non gli resta che servire di prima, sopra la difesa nerazzurra, l’inserimento coordinato di Sau. 
 


Barella però l’anno scorso ha giocato nel 4-3-1-2 e nel 3-5-2. Con Maran, attualmente, il Cagliari è tornato al 4-3-1-2, un modulo che richiede tanto sacrificio alle mezzali. Ed è proprio sulla base di questo grande lavoro svolto nel club che Mancini ha avuto l’intuizione. L’intuizione di inserirlo nel 4-3-3 come mezzala dinamica, o più precisamente come mezzala/trequarti.
 
CONTRO L’ UCRAINA – Dapprima a sinistra, contro l’Ucraina al debutto. Sgravato dei compiti di scivolamento orizzontale grazie alla presenza dell’esterno alto in catena (è questa una differenza strutturale nella fase difensiva tra 4-3-3 e 4-3-1-2), Barella si è potuto muovere ancor più in verticale, o alzandosi sotto la punta o ripiegando dritto in copertura di uno dei due play. Ecco di nuovo Barella tra le linee, in posizione più avanzata rispetto a Jorginho e Verratti, con cui in partenza formava il terzetto di centrocampo. 
 


CONTRO LA POLONIA – Contro i polacchi invece Mancini ha invertito le mezzali sin dal primo minuto, e così Barella si è visto spostato a destra, sul suo piede forte. Da qui, alzandosi, poteva sfruttare meglio gli inserimenti centrali tra esterno destro e prima punta, oppure l’ampiezza in caso di un taglio di Chiesa. Eccolo mentre detta il passaggio a Florenzi buttandosi nello spazio. Tutta la personalità di Barella.



UN CUORE GENEROSO - Sotto vediamo poi un caso differente, peraltro già accennato poc’anzi. Sul taglio di Chiesa, Barella poteva aprirsi in ampiezza, sfruttando eventualmente il destro per la conclusione o per crossare. Da questo attacco disperato –eravamo ancora sullo 0-0, all’88’- nascerà tuttavia una ripartenza pericolosissima della Polonia. 


Sul tiro deviato di Insigne, il pallone si impenna e viene respinto dalla retroguardia polacca. Jorginho sulla trequarti riapre di testa a sinistra verso lo stesso Insigne, che però è anticipato. Parte il contropiede, l’Italia è sbilanciatissima, si preannuncia un 4 contro 3 potenzialmente letale. Sennonché spunta Barella, che con un inseguimento lungo un campo intero (in pratica box to box), ripetiamo il minuto, all’88’,  prova a metterci una pezza.



Il suo intervento risulterà provvidenziale, e sarà l’ultimo di una lunga serie nell’arco della partita. La sua capacità di coprire il campo in un attimo è qualcosa di veramente prezioso. E raro. Forse non ha addirittura precedenti, nel panorama italiano, se abbinata a tanta qualità. Partite pure con l’asta, Barella è pronto per diventare un top-player.