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"Ho conosciuto un giovane con delle grandi idee. Si chiama... Bernasconi. Con lui faremo grande l'Inter". Lo disse l'avvocato Peppino Prisco un pomeriggio dell'autunno 1972 alla famiglia. Quel Bernasconi era in realtà Silvio Berlusconi, attuale presidente del Milan, che già negli anni '70 fece un primo tentativo di acquisizione del club nerazzurro. A ricordarlo, attraverso il Guerin Sportivo, è il figlio dell'indimenticabile avvocato, Luigi Maria, che ripercorre le fasi salienti di quella trattativa. Era il settembre del 1972, la gente interista era delusa per la campagna acquisti di Ivanhoe Fraizzoli, che disse di puntare su Luciano Chiarugi che poi andò al Milan e ripiegò sul trio atalantino Moro-Magistrelli-Doldi e su Giuseppe Massa, rivelatisi dei flop. Da un anno, poi, Fraizzoli lancia segnali di insofferenza, rivelando di avere avuto dichiarazioni di interesse a rilevare il club già nel novembre del 1971, secondo le ricostruzioni prima con l'industriale della lacca Gaetano Trapani, poi con Andrea Solbiati, mai andate in porto. Alla fine, il 18 giugno, Fraizzoli sbotta: "Chi vuole la società si faccia avanti'.

A quel punto, entra in scena Silvio Berlusconi, già noto alle cronache per la costruzione del quartiere residenziale di Brugherio, oggi Comune alle porte di Monza. Berlusconi si fece presentare Prisco dal senatore del Psi Agostino Viviani, grande amico del dirigente nerazzurro, nel 1972. Berlusconi comincia a parlare dei suoi progetti a Prisco, parlando anche di televisioni e fantasticando addirittura la creazione di un canale dedicato al club. Prisco porterà Berlusconi a parlare con Fraizzoli, che tuttavia liquiderà il futuro Cavaliere del Lavoro con queste parole: "Lei ha trentasei anni? No, l'è tropp giuvin, se vedum fra des ann ("Lei è troppo giovane, ci vediamo tra dieci anni")". Berlusconi ci riproverà negli anni '80, come ricorda anche Sandro Mazzola nella sua biografia, poi si lancerà nell'avventura Milan.