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L’ultimo a conquistare la copertina, in rigoroso ordine cronologico, è stato Simone Zaza, 23 anni, atalantino da quando aveva 15 anni sino a quando, compiuti i 19, è stato lasciato libero di accasarsi alla Samp.
Il 4 settembre, a Bari, il ventitreenne attaccante del Sassuolo, nato a Policoro, ma residente a Metaponto, in provincia di Matera, è stato uno fra i protagonisti più applauditi del brillante esordio del’Italia di Conte. E, prima di scendere in campo contro l’Olanda, per debuttare in maglia azzurra, Zaza era stato prodigo di ringraziamenti verso la scuola di Zingonia, il cui rettore è Mino Favini, 78 anni, formidabile scopritore di talenti e, soprattutto, autentico maestro di vita.
Qui sta il punto. In queste settimane si parla molto di valorizzazione dei settori giovanili, dei talenti italiani trascurati a beneficio di un’esterofilia spesso disastrosa per le casse di troppi club, delle difficoltà di selezione per il ct che, nel primo turno di campionato, ha visto subito in campo il 53% di giocatori non italiani. Tutto giusto, tutto sensato. Poi però, bisogna passare dal dire al fare. Così, se molti tifosi bianconeri si domandano legittimamente perché la Juve non abbia creduto in Immobile, ceduto al Borussia e in Zaza, ancora al Sassuolo sebbene sia stato fissato un controriscatto per 15 milioni di euro, l’Atalanta custodisce con cura la miniera d’oro di Zingonia.
Nei giorni scorsi,L’Eco di Bergamo, ha pubblicato un’interessante inchiesta, dimostrando quali siano gli autentici tesori di Percassi. La Top 11 del vivaio allinea: Consigli, Raimondi, Capelli, Bellini, Brivio, Padoin, Montolivo, Baselli, Bonaventura, Pazzini e Zaza. In panchina: Agazzi, Colombi, Sportiello, Bressan, Motta, Perico, Molina, Sala, Grassi, Guarente, Lazzari, Bianchi. Gabbiadini. Se Tavecchio e pure Lotito, inopinatamente delegato ai progetti di riforma del calcio italiano (siamo a posto), hanno bisogno di consigli, idee, suggerimenti, bussino a Zingonia. Studino e imparino. Ne hanno un gran bisogno.
 
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