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Il difensore della Juve Leonardo Bonucci e Francesco Ceniti, giornalista de La Gazzetta dello Sport, presentano a Torino il loro libro sul bullismo, dal titolo "Il mio amico Leoa. Con loro, presenti anche il Presidente della FIGC Gabriele Gravina, il presidente della Juve Andrea Agnelli e il CEO Fabio Paratici. Ecco la presentazione alla stampa del nuovo lavoro del difensore juventino: 



SUL BULLISMO - "Grazie a tutti di essere qui, dai presidenti a tutte le persone che sono qui stasera. E' importante. Abbiamo iniziato questo percorso con Francesco più di un anno fa, è stato un percorso che mi ha riportato indietro di qualche anno. Il mio carattere mi ha portato ad essere molto fermo nel mio modo di pensare, di mettere in pratica quello che per me è pur sempre un gioco. Poi fuori c'è il piccolo segnale di bullo, di cui non trovi traccia. Mi sono sempre messo a disposizione. Anch'io da piccolo ho vissuto situazioni di questo genere, di essere vittima in diverse occasioni. Sono stato fortunato a reagire come ho reagito, mi ha portato oggi ad avere un carattere e una personalità forti. Oggi mi metto anche dal'altra parte, sono padre. Molto spesso mi diceva Don Ciotti di fare attenzione, magari dietro una smorfia si nasconde un grande dolore. Con Francesco abbiamo cercato di fare questa storia che possa di essere d'aiuto a chi subisce e a chi fa bullismo,perché si nasconde una tristezza. Spero che questo libro possa essere d'aiuto anche in minima parte. Essere capitano della Nazionale e della Juventus è un grande motivo d'orgoglio. Con questo posso dire che attraverso le difficoltà si può diventare grandi a livello sportivo e umano".

SUL BULLISMO NEL CALCIO - "All'interno di un gruppo c'è sempre chi predomina, nel collettivo chi domina dentro lo spogliatoio lo fa per esser un elemento negativo che influenza, che punta le debolezze degli altri. Io sul campo posso sembrare questo tipo di personaggio umano. Lo faccio per essere d'aiuto ai miei compagni, per essere d'esempio. Sono uno che cerca di dire la sua, finalizzata sempre al bene e mai a provocare qualcosa di negativo. Per questo penso che il calcio e lo sport in generale, soprattutto quelli di squadra, sono la salvezza di tanti perché ti permettono di esprimerti, di essere te stesso all'interno di un contesto in cui puoi mettere in pratica il divertimento"

SULL'ESEMPIO - "Se mio figlio mi parlasse di questo? Gli direi grazie, io non ne ho parlato. Da Viterbo a Milano ho avuto una reazione forte, poi è andata avanti per diversi anni. Era una città piccola, ti ritrovi nel libro. Lo ringrazierei del coraggio, poi cercherei di aiutarlo attraverso l'esperienza. Diventare grandi vuol dire essere esperti e gestire qualche situazione".

SULLA MOSSA DELLO SPADACCINO - "Nasce da lì, per riderci su è verificata con questo termine. Chiusura rapida e con la gamba allungata. Un po' come quando lo spadaccino infila la spada".

SULL'EMOZIONE - "Ero in ansia, era una cosa nuova, totalmente sconosciuta. Di libri ne ho letti pochi fino alla pubblicazione di questo, è sempre stato emozionante, quando non sai quello che può succedere. Potevo andare bene come poi è andato, ma poteva esserci anche qualcosa che non andava. Grazie a Francesco e alla sua storia, tutte le persone mi hanno detto che l'hanno finito in pochi giorni perché era scritto bene. Quando i commenti sono questi bisogna solo fare un applauso a chi l'ha scritto. Per me essere il 'salvatore' di un ragazzino vale più delle vittorie sul campo".

SUI COMPAGNI ALLA JUVE - "Mi auguro che nel ritiro di cui parlava poco fa il presidente, in cui ho fatto dono a tutta la Nazionale del libro, che sia stato letto. Sincero: non c'è stato nessuno del libro. Però tanti ragazzi hanno bambini a casa, spero e mi auguro di essere stato anche solo minimamente con Francesco d'aiuto da questo punto di vista. Per il resto spero di continuare ad essere di aiuto a qualche ragazzo che gioca con me".

Poi a margine, ai giornalisti presenti:  "È una iniziativa un po' atipica ma che può aiutare tanti e questo è stato il nostro obiettivo sin dall'inizio, quando si è parlato di raccontare questa storia. Il bullismo è una piaga della nostra società, speriamo di poter aiutare a chi lo subisce e a chi lo fa, da genitore dico che dobbiamo essere molto più attenti agli atteggiamenti dei nostri figli, molto spesso questi comportamenti arrivano da una mancanza nostra e più attenzione per chi li subisce. Gli atteggiamenti dei bambini cambiano nei momenti di difficoltà, mi auguro che questo libro sia di aiuto a tutti quanti".

Il vostro è stato un percorso atipico in Champions:
"Poteva sembrare facile ma non lo è mai, nel calcio non c'è niente di scontato, abbiamo fatto un buon percorso e raggiunto un obiettivo intermedio. Adesso dobbiamo pensare al campionato e al ritorno della Champions penseremo a portare a casa un'altra vittoria a Leverkusen"

Speri che l'Inter vada avanti in Champions? Potrebbe aiutarvi in ottica Scudetto:
"Sapevo che sarebbe tornata ai vertici sia in campionato che in Champions League, ma io penso alla mia squadra, alla mia società, abbiamo noi l'obiettivo di dare il nostro meglio per arrivare in fondo a tutte le competizione e alzare dei trofei".

Su De Ligt avevi ragione tu:
"Si vedono i miglioramenti e le doti di un grande giocatore, è un ragazzo umile e diventerà uno dei migliori".

C'è una squadra che eviteresti volentieri in Champions?
"Se devo dirne una dico il Tottenham, col cambio di panchina e l'arrivo di Mourinho in certe partite lui può dare qualcosa in più. Febbraio e marzo sono lontani, potrebbero cambiare tante condizioni fisiche e mentali. Ma con questo cambio il Tottenham si è rimesso in corsa, senza nulla togliere a Pochettino".

Con Ronaldo vi siete chiariti? Ora che vive un periodo di appannamento, vi stupisce che sia umano?
"Abbiamo parlato, l'importante è che quando manca qualcuno al top della forma fisica ci sia qualcun'altro, mi pare che in queste partite ne abbiamo più di uno che sta dimostrando di essere al top. Lui fa parte di un gruppo, essere competitivi fino alla fine alza il livello dell'allenamento e della squadra la domenica, l'obiettivo è essere competitivi da marzo in poi. Dobbiamo essere bravi ad aiutarlo".

L'esultanza di Dybala col saluto militare non è stata il massimo. Ne avete parlato?
"Era semplicemente uno scherzo, un gioco tra Paulo e Demiral, senza secondo fine".


Poi i giovani calciatori fanno domande a Bonucci "Quando eri piccolo e andavi male a scuola i genitori di permettevano di andare a giocare a calcio?"

Bonucci: "I miei genitori mi hanno dato valori importanti. La base della crescita è sempre stata la scuola. Io non ho mai fatto un'assenza a scuola senza che i miei genitori lo sapessero. Puoi capire bene che se a scuola andavo male la borsa per il calcio non sarebbe mai stata pronta. Non ero un modello, ma me la cavavo a scuola".

"Com'è essere capitano della Nazionale e della Juventus?"

Bonucci: "E' un bel peso. E' una bella responsabilità, perché devi essere d'esempio per tutti, anche se poi devi esser d'esempio anche senza fascia. Quando la indossi, soprattutto in Nazionale, sei a capo della parte sportiva dell'Italia, quindi devi essere d'esempio per i tuoi compagni e anche per i giovani che sognano. Non dimenticate mai la scuola e soprattutto che il calcio è divertimento. Sognate, ma divertitevi".

Come ti sentivi quando venivi bullizzato?

Bonucci: "In difficoltà. Impaurito. Cercavo di nascondere questi pensieri quando mi rifugiavo nel pallone, ma poi si rippresentavano. Come è successo nel libro ad Andrea, è difficile parlarne. Io però invito tutti ad affrontare questo momento di difficoltà perché parlando delle persone di cui uno si fida, genitori, amici, fratelli più grandi, insegnenti, genitori, si riesce a superare questa difficoltà. Ammettere una debolezza non è una vergogna, anzi. Io dalle debolezze ho tirato fuori un carattere forte e devo dire grazie a tutto. Nella vita ho incontrato persone importanti che mi hanno fatto crescere. Non nascondetevi, perché condividere un momento di sofferenza può diventare un momento di gioia".

"Qual è l'attaccante più forte che hai incontrato nella tua vita calcistica?"

Bonucci: "L'ho sempre detto che la mia bestia nera è stato Zapata. Infatti la scorsa settimana che era fuori dai convocati ho esultato tra me e me".