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Si fa presto a dire prova di maturità. È un bel concetto. Rassicurante, ampio. Forse troppo. A freddo, dopo il bel pareggio di Torino, la domanda è: in che cosa consiste davvero la maturità del Brescia? La prova dell'Olimpico va distinta in due tempi. Nel primo il Brescia ha impostato la gara secondo indole: a viso aperto, con una manovra ariosa, capace di ribattere colpo su colpo. Di fronte l'avversario più consistente incontrato finora in un contesto caldo, con i 20mila dell'Olimpico che facevano un corpo solo con l'ardore e le fiammate a intermittenza dei granata.

Nella ripresa i biancazzurri hanno iniziato come sempre, ma con il passare dei minuti non sono più riusciti a tenere su il pallone, schiacciati dalla furia del Toro.
E in questa fase, la più critica, la banda Scienza ha dato la vera prova di maturità. Nei momenti in cui è stata assediata ha difeso bene e senza affanno. Salamon, il più arretrato dei centrocampisti, si è spesso posizionato sulla linea difensiva ed è pure stato decisivo al 10' del secondo tempo nel deviare un tiro di Stevanovic che aveva tutti i crismi della pericolosità. Dettagli, ma decisivi.

Sui cross dalla trequarti e dalle fasce, sugli angoli e nelle mischie, i difensori del Brescia sono sempre arrivati per primi sul pallone, non hanno lasciato una mezza chance ad avversari scafati. E Leali, nel mulinare di gomiti e stinchi, in presa alta ha acchiappato con facilità palloni che scottavano. Per lo stile - asciutto, sobrio, poco teatrale ma efficace - è sembrato il grande Dino Zoff. Questa squadra sta facendo dimenticare i disastri di un anno fa, quando difensori ultratrentenni con le decorazioni si aprivano come le acque del mar Rosso. E tutti, giornalisti e tifosi, percepiscono un gruppo che è gruppo, una squadra che è squadra, che dà tutto dal primo all'ultimo, che anche senza il suo capitano (Zambelli) e senza il suo centrocampista di lotta e di governo, non si snatura e non prende paura.

Le incognite non mancano e sono quattro: 1) il Brescia di Scienza è una squadra di buona consistenza tecnica ma leggerina e potrebbe risentire dei campi pesanti; 2) la rosa ha petali limitati. Infortuni, squalifiche: la coperta potrebbe rivelarsi corta; 3) il mercato di gennaio: la speranza è che questo gruppo non venga smantellato; 4) i casi Cordova, Martinez e Zanetti. Che fare? Metterli a disposizione di Scienza, visto che sono sotto contratto? O, come ha più volte detto Corioni, spedirli in tribuna in attesa di gennaio? Una cosa è certa: la coerenza paga sempre.

(Bresciaoggi)