82
“Lui riesce a plasmare una squadra, riesce a dargli quello che è il suo modo di vedere il calcio. Che è un modo moderno, che passa attraverso l’organizzazione, attraverso il concetto di squadra, attraverso delle misure di squadra”.  Era appena iniziata la stagione 2016/2017 quando Spalletti, in una conferenza stampa della Roma, copriva di elogi il suo amico e collega Giampaolo, da poco approdato alla Sampdoria. Per impostare un confronto fra Brozovic e Pjanic, vorrei partire proprio da questo aneddoto straniante, e sottolinearne in particolare la metafora sartoriale: “le misure” che un allenatore “taglia alla squadra”, così concludeva Spalletti. Esiste evidentemente un rapporto di coerenza e dipendenza tra un regista e il proprio mister. Dunque non si potrà parlare di Brozovic o Pjanic in astratto, senza prima passare dalle “misure” che entrambi devono cercare di rispettare nel loro contesto.
 
DISTANZE, DIFESA A TRE E PASSAGGI MEDI – Andiamo al di là insomma delle differenze assolute tra il croato e il bosniaco, del tipo che Brozo corre di più, fa più filtro, è più fisico, mentre Pjanic è in sostanza più raffinato, più tecnico e abile nei calci piazzati. Non diremo nemmeno a chi somiglia l’uno o l’altro, non ci interessa proprio. Osserviamo invece le strutture entro le quali agisce la loro particolare funzione. Non guardiamo loro direttamente, guardiamo ad esempio le distanze (“le misure”). Quelle tra giocatore e giocatore (gli elementi della struttura) mentre l’azione si sviluppa.



Se le distanze sono queste, ne conseguirà un certo modo prevalente di passarsi il pallone. Le ‘misure’ fanno la regia, in un certo senso, la determinano. Vedete ad esempio l’Inter qui sopra, che si distende in lungo e in largo, mantenendo tra giocatore e giocatore una distanza ricorrente, grosso modo equivalente. Il metro dell’Inter, infatti, è il passaggio di media lunghezza, né troppo corto né troppo lungo. È il passaggio che garantisce meglio, e con più efficacia, lo sfruttamento dell’ampiezza, un must per il gioco di Conte. Così la regia di Brozo è assoggettata a questa idea dominante. Inoltre rispetto alla scorsa stagione, la presenza dei tre dietro lo solleva più di quanto non sembri da certe mansioni. Ha iniziato forte il campionato, ma nelle partite in cui l’Inter ha raggiunto il numero massimo di passaggi riusciti (622 vs Lazio, 611 vs Udinese), Brozo ne ha completati 83 in entrambi i casi, giocandone rispettivamente 99 e 101, mentre Skriniar prendeva in mano lo scettro (101 palloni giocati, 92 passaggi riusciti contro la Lazio; 107 palloni giocati e 97 passaggi riusciti contro l’Udinese). Ecco un Brozovic ‘ignorato’ nel giro-palla dei tre dietro.  



DISTANZE, DIFESA A QUATTRO E PASSAGGI CORTI – Per quanto riguarda Pjanic, invece, e le ‘misure’ della Juve di Sarri, mi piace evidenziare come, finora, soltanto in una partita i bianconeri abbiano giocato più passaggi medi dell’Inter: è successo contro il Verona, vale a dire quando Pjanic è partito dalla panchina. Nella quarta giornata mentre la Juve distribuiva per il campo 136 passaggi medi, l’Inter contro il Milan ne giocava ‘solo’ 127. E fu così che Sarri tolse Bentancur al sesto minuto del secondo tempo. Per Pjanic, ovviamente. Ecco le distanze della Juve in una fase di palleggio contro la Spal, nell’ultima giornata.   



Misure corte, passaggi corti. Altro metro. Il cambio di gioco non è una priorità, anzi. E poco importa se il lato forte è ‘chiuso’: ci si lavora dentro, nel fitto, le linee di passaggio diventano aghi. Proprio contro i biancazzurri la Juve ha toccato il proprio record stagionale di passaggi corti in una partita (464). Contro il Brescia era arrivata a 450, sebbene al Rigamonti la Juventus avesse collezionato un maggior numero di passaggi riusciti (659 rispetto ai 630 contro la Spal). Il confronto con le ultime due giornate dell’Inter è significativo: contro la Samp (partita condizionata tuttavia dall’uomo in meno) e contro la Lazio i passaggi corti dei nerazzurri sono stati rispettivamente 269 e 377 su un totale di 445 e 622 passaggi riusciti. In sostanza nelle ultime due gare la Juve ha alzato l’asticella di brutto. Quella stessa Juve che nelle prime tre di campionato aveva completato meno passaggi riusciti dell’Inter di Conte.   
 
BROZO IN AUTOMATICO – Ci sono delle volte che Brozovic pare azionare il pilota automatico. Il pallone è da una parte? Va portato dall’altra. Che il regista dia le spalle al campo avversario senza essere pressato minimamente, potrebbe anche non risultare un difetto (in certi casi) nel gioco di Conte. Qui l’importante è che il pallone raggiunga al più presto Godin.



E difatti il croato si lascia andare quasi a un cambio gioco ‘alla cieca’, trascurando completamente il vuoto invitante a centrocampo.



L’azione del gol di Sensi contro l’Udinese nasce proprio da un lancetto orizzontale di Brozovic per Godin. Stesso principio trasposto in fase offensiva. La densità centrale dei friulani viene aggirata dalla manovra avvolgente dei nerazzurri.



PJANIC SARRISTA – Al contrario, qui sotto, il traffico centrale del 3-5-2 della Spal non distoglie Pjanic dal suo compito principale. Riceve dalla sinistra un passaggio corto di De Ligt, e per prima cosa guarda in avanti. Non ha come priorità nient’altro che un filtrantino. “Allegri chiedeva di più di andare sugli esterni alti, ora cerco le verticalizzazioni perché ho più libertà sul campo e giocatori che si muovono tra le linee”, ha detto il bosniaco nella conferenza pre-Bayer.   



In questo caso sembra davvero tutto chiuso al centro, con i due attaccanti della Spal che schermano l’idea per Dybala. Si potrebbe giocare a Khedira che va incontro o a Cuadrado largo. O al limite scaricare su Bonucci (non inquadrato).



Ma Pjanic sta cercando di diventare il regista di Sarri, non un regista ordinario.  Così dopo una pausa, e dopo aver ingannato l’avversario con la postura del corpo e con lo sguardo, infila comunque per Dybala, sfruttando la linea di passaggio ‘esca’ offerta da Khedira. Ora sono ben quattro i giocatori della Spal tagliati fuori da un singolo passaggio di pochi metri.  



Per correttezza e per concludere il discorso, bisogna aggiungere che Brozovic non è che giochi solo orizzontale, ci mancherebbe. Anche lui è in grado di trovare dei bei filtranti. Vedete però il metro che ritorna? Sono stili differenti, non c’è niente da fare.