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Secondo molti organi di stampa Zeman non è più intoccabile. Si vocifera che il progetto zemaniano, del quale il presidente Giulini è stato il principale promotore e difensore, sembra non convincere più il patron rossoblù. I risultati stentano ad arrivare ed anche quella qualità di gioco che almeno sino alla gara contro la Fiorentina caratterizzava la squadra e rendeva più ‘digeribile’ l’astinenza da punti,  sembra essere svanita. E circolano già nell’ambiente i nomi dei possibili sostituti del tecnico boemo: Zenga, Zola, Ballardini e via dicendo.

Ma prima di pensare ad un cambio di allenatore occorre riflettere bene sulla crisi che sta attraversando la squadra. La domanda che dobbiamo porci è la seguente: bastano sei mesi per poter affermare che il progetto di Zeman è fallito? Siamo sicuri che Giulini si è posto più volte questa domanda e che, nonostante la crisi di risultati (negli ultimi otto turni quattro pareggi e quattro sconfitte, l’ultima vittoria risale al 25 ottobre contro l’Empoli) la risposta sia a favore del tecnico boemo.
E noi siamo d’accordo. Società e squadra hanno vissuto quest’estate una rivoluzione; dopo oltre vent’anni è finita l’era Cellino e la nuova proprietà ha voluto investire sui giovani e su un allenatore capace di valorizzarli. Un progetto senza dubbio difficile e coraggioso per una squadra di serie A, e appunto per questo ci sembra prematuro dichiararne il fallimento. Non bisogna dimenticare, inoltre, che nell’ultimo mese e mezzo hanno pesato diverse assenze di uomini chiave, a cominciare da Marco Sau, giocatore capace di trovare la porta con estrema facilità. L’esperienza insegna che la squadra si è risollevata da situazioni ancor più critiche di quella attuale. Se tutti (società, allenatore, giocatori, tifosi) remano nella stessa direzione il Cagliari ha tutte le carte in regola per poter ambire ad un tranquillo campionato di metà classifica. Se necessario con qualche innesto nel mercato invernale (si parla di Storari, Husbauer e Borriello).