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Mentre in Italia ci si prepara alla grande guerra per i diritti televisivi del triennio 2012-15 e in Inghilterra il Liverpool minaccia di rompere quella mutualità che ha fatto la fortuna della Premier League, il mondo della trasmissione di contenuti video avanza inesorabilmente, e fa calare una coltre di polvere su queste battaglie, che devono ancora essere combattute ma che sembrano già appartenere al passato.
 
Il futuro della TV, oltre che nella liberalizzazione dei contenuti (come ha stabilito l'Unione Europea con la sentenza sul caso Murphy) è su internet: è la WEB TV.
 
Francesco Barbarani (Head of .fox and digital), nell'ambito di un workshop tenutosi allo IAB FORUM di Milano, ha snocciolato alcuni dati che fanno riflettere: i giovani americani fra i 12 e i 17 anni trascorrono un terzo del loro tempo on-line a guardare video in streaming; i giovani USA fra i 18 e i 24 anni passano in media 7 ore e 41 minuti a guardare video su internet; secondo una stima, nel 2015 negli Stati Uniti ci saranno 43 milioni di connected tv; il 38% degli utenti internet guarda la tv nello stesso tempo in cui naviga, commentando sui social network quello vede (o che sente). 
 
I figli del baby boom guardavano la TV, quelli di oggi la ascoltano mentre chattano con gli amici. Il futuro è questo, ed è già qui. E anche il calcio alla tv sarà sempre meno 'guardato' e sempre più condiviso, chattato, commentato, come in un grande stadio globale multimediale.
 
I vecchi (e i giovani) presidenti della Serie A, che si accapigliano nelle sale della Lega Calcio per i diritti televisivi, lo sanno tutto questo? Sono al corrente del rischio che corrono, che è quello di vivere nel passato mentre il mondo si evolve?