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Xavier Jacobelli
Direttore www.quotidiano.net

Delle due l'una: o Guido Rossi non sa chi sia Diego Della Valle o, se lo sa, ha sottovalutato quanto sia tignoso e determinato uno dei nostri più famosi imprenditori, autentico uomo simbolo del Made in Italia nel mondo.

Il Signor Tod's ne ha le tasche piene, la sua pazienza è finita: vuole sapere dall'ex presidente della Telecom perchè, nell'estate 2006, in qualità di commissario della Figc squassata da Calciopoli, abbia assegnato a tavolino lo scudetto all'Inter, pur potendo fare altrimenti. Cioè decidere di non assegnarlo a nessuno, come stabiliscono le norme federali in caso di "manifesta irregolarità di un torneo".

Evidentemente, Della Valle ha preso l'iniziativa dopo essere uscito dal Tavolo del Nulla aperto mercoledì scorso dal Coni e chiuso in capo a cinque ore di inutili bla bla. Durante le quali, come ha rivelato Alvaro Moretti su Tuttosport, è naufragato il tentativo di approvare un documento il cui passo saliente era questo: «...Convinti che il fenomeno chiamato Calciopoli - contraddistinto da comportamenti deliberati o solo indotti da clima di quel periodo e a prescindere dalle sentenze e dalle decisioni sin qui assunte dagli organi competenti - rappresenta nel suo insieme il periodo più oscuro nella storia del calcio italiano considerato che gli stessi organi federali di allora seguirono le logiche condizionate dal momento, adottando in qualche caso provvedimenti che in circostanze diverse e con analisi più complete e approfondite, avrebbero potuto avere forme e contenuti differenti».

Poichè queste parole sono state cancellate dal muro contro muro di Inter e Juve, Della Valle è passato all'azione da solo. E, all'anima del Tavolo della Pace di petrucciana illusione, il patron viola è partito a testa bassa contro l'ex commissario. Il quale, la settimana scorsa aveva reagito con arroganza e maleducazione alla domanda di un cronista su Calciopoli, in margine alla consegna degli Ambrogini d'Oro, a Milano. Ignorava, Rossi, che Della Valle l'aspettasse al varco.

«Guido Rossi deve spiegare cosa davvero accadde nel 2006. È lui il primo tra tutti che deve pubblicamente spiegare che cosa è realmente accaduto allora, assumendosi le proprie responsabilità. È lui che ha il dovere di ricostruire i fatti e darne spiegazione pubblica a  tutti quelli che vogliono conoscere la verita».

Rossi si è arrampicato sugli specchi:  «Calciopoli è, in ambito sportivo, quanto accertato dalla giustizia federale e da quella del Coni; in ambito penale, quanto deciso dalla magistratura penale; in ambito amministrativo, quanto pronunciato dalla giustizia amministrativa.  Il rispetto nelle istituzioni e nel loro corretto operare mi esime da ulteriori commenti». Tradotto in italiano, la saga dell'ovvio: se oggi piove è perchè scende la pioggia; se domani nevica è perchè cade la neve e in estate, di solito fa caldo perchè è estate.

Della Valle ha preso atto e ha sparato la seconda bordata, dagli effetti clamorosi. I suoi legali trascineranno Rossi in tribunale. Calciopoli non finisce mai. Piaccia o non piaccia a Guido Rossi.