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Capello e Sacchi hanno rappresentato, su versanti opposti, una buona parte della storia del calcio italiano degli anni 80-90. Sono tutt’e due del ‘46, hanno allenato tutt’e due il Milan di Berlusconi, trascorso tutt’e due alcune stagioni al Real Madrid anche se in ruoli diversi, vinto tutt’e due scudetti e Champions, guidato tutt’e due le nazionali, Arrigo è stato ct dell’Italia, Fabio dell’Inghilterra e della Russia.

I due pensano il calcio in modo completamente differente. Per esempio, quando Sacchi parla di Guardiola ripete spesso un suo scambio di battute con Pep. "Un giorno gli ho detto: “Pep, avrei voluto vincere quanto hai vinto tu”. Lui mi ha risposto: “Arrigo, vorrei che a fine carriera mi ricordassero nel calcio come ricordano te”». Minimo comun denominatore: possesso palla. Capello è invece il rappresentante massimo del calcio italiano, della qualità attraverso i giocatori.

GLI OPPOSTI. Ieri, su due quotidiani sportivi, il Corriere dello Sport-Stadio e la Gazzetta dello Sport, sono usciti due articoli che, vivaddio, fanno discutere di calcio vero nella contrapposizione (in questo caso involontaria ma provvidenziale per il dibattito) dei due leader di partito. Sul giornale romano è uscita una bella intervista di Fabio Capello sul campionato e dintorni, su quello milanese un commento di Arrigo Sacchi dopo la sconfitta della Juve contro la Lazio. Sommario dell’intervista: “Inzaghi ha riportato il calcio al suo abc. E’ la qualità che fa il bel gioco”. E all’interno: “Condivido tutto quello che ha detto Allegri nell’intervista al Corriere della Sera”. Serve una breve appendice per dire che Allegri al Corriere della Sera aveva parlato di “troppi filosofi” nel calcio italiano: “Abbiamo equivocato il calcio di Guardiola: per giocare come faceva il suo Barcellona ci vogliono Xavi e Iniesta”. L’asse ideologico Capello-Allegri è solido. Così come quello fra Sacchi e Sarri. Il titolo del commento su La Gazzetta dello Sport è questo: “Giù le mani da Maurizio. A Roma ha piantato un seme oltre la sconfitta”. L’elogio del calcio di Sarri, nonostante l’1-3, affiora ad ogni riga, fino a paragonare la sconfitta della Juve all’Olimpico alla sconfitta del suo Milan contro la Fiorentina a San Siro. E’ presente, ovviamente, un ampio riferimento a Guardiola.

I FIGLIOCCI. Quando sentiamo in giro che il calcio italiano è spento ci viene da ridere. O da piangere, secondo i punti di vista. O da arrabbiarsi. La dimostrazione che il calcio italiano è ricco, che apre a discussioni vere, belle, autentiche, è quanto abbiamo riportato poco sopra. Capello e Sacchi con i loro “figliocci” Allegri e Sarri vedono un calcio differente e in questa visione, in questa eterna lotta fra il gioco (Arrigo e Maurizio) e i giocatori (Fabio e Massimiliano), fra il collettivo e il campione, fra lo spettacolo e il risultato spumeggia il calcio italiano. Che è vivo e lotta in mezzo a noi.