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    Carpimania: Firenze beffarda nega un punto d'oro

    Carpimania: Firenze beffarda nega un punto d'oro

    • Gabriele Pasca
    Quanto l’Artemio Franchi sia un fortino lo si percepisce quasi subito, non appena la Fiesole intona lo storico inno che, a macchia d’olio, viene ripreso da tutto lo stadio. L’oceano di sciarpe, almeno un indumento color viola, l’entusiasmo tipico di una coppietta al suo primo rendez-vous: tutti segnali non proprio rassicuranti; infatti la partita incomincia come peggio non si può: un fraseggio geometrico porta Borja Velero dritto in rete quando il tabellone segna appena un minuto. Fino a qui tutto programmato, si potrebbe dire; perché, onestamente, cosa si può pretendere da una squadra che lotta per il terzo posto contro un’Inter tutt’altro che affidabile? E poi, il colpaccio c’era stato. La Viola aveva già permesso al Carpi di godersi, per un turno in più, il sogno “Coppo Italia”, sfumato poi più in là contro il Milan. Forse giocava anche su questo, la formazione di Paulo Sousa, “non è Pasqua tutti i giorni”, si saranno detti. Beh, tutti i giorni forse no, ma c’è pur sempre Pasquetta da onorare, e allora si aprono le danze. Perché non solo il cappotto paventato nei primi minuti non c’è stato, ma, anzi, il Carpi ha seriamente “rischiato” di strappare un punto a questa gara impossibile.

    Purtroppo l’atavico vizio di regalare occasioni negli ultimi minuti si ripresenta: L’Inter prima, il Palermo e il Bologna poi. Facendo un calcolo dei punti lasciati per strada, oggi, la salvezza non sarebbe sembrata così irraggiungibile. Certo, è giusto fare la conta dello spirito, notare che la squadra è viva e “con un ottimo temperamento” (per dirla con le parole del giornalista che hanno fatto incazzare Castori nel post partita), ma l’aspetto che maggiormente intristisce chi nell’impresa ci credeva (e ci crede ancora, naturalmente) è il notare quanto, in fondo, ma mica tanto, ci sia anche un buon gioco: naturalmente furbo e poco spregiudicato, naturalmente con alcune disattenzioni, naturalmente più modesto e scarno di orpelli fantasiosi, però concreto e cinico. Come quel tiro di Mancosu, troppo centrale, ad esempio, ma messo in piedi dopo una leggerezza difensiva. In fondo, cosa pretendere quando Davide incontra Golia?

    Un piccolo problema, però, persiste, ormai con ostinata caparbietà: Mbakogu si è ritagliato un posto da titolare indiscusso e, molti, continuano a chiedersi quali meriti l’abbiano portato lì. O, almeno, quanti in più del collega Lasagna, letale ad ogni ingresso in campo. Perché, ricordiamolo, ieri si poteva bissare la settimana intensa di sfottò ai danni del popolo interista con un “Lasagna ancora più indigesto nella patria della Fiorentina”. E chi può dirci quante sarebbero potute essere le razioni, se il giovane numero 15 fosse stato schierato titolare insieme al sempre ottimo Matteo Mancosu. Castori continua a ripetersi e non sembra affatto penitente. Evidentemente, per lui, il fatto che l’attaccante nigeriano pretenda il ruolo di prima punta finalizzatrice, in una squadra che non può permettersi comparti troppo definiti, è normale. A molti, invece, sembra solo indolenza.

    Domenica si va al "San Paolo", a tentare, almeno di ripetere il buon risultato dell’andata (0-0), contro una squadra mai così bella, mai così forte (almeno negli ultimi anni) e mai così spietata. Forse non esiste antidoto a tutto ciò, ma qualche volta la fortuna dovrà pur sorridere ai più piccoli. Almeno, si spera…

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