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"Faccio fatica a fare gli schemi ma sulla valutazione dei giocatori difficilmente sbaglio". Parole di Massimiliano Allegri del 19 marzo scorso, per rintuzzare le critiche piovute addosso a lui e alla Juventus dopo la rumorosa eliminazione per mano del Villarreal in Champions League e respingere le rimostranze di chi continua ad imputare una mentalità eccessivamente conservativa al tecnico livornese. Che tira dritto e che, almeno in ambito nazionale, ha imboccato da tempo una strada redditizia in termini di risultati e che alimenta i rimpianti per quell’inizio di stagione a rilento che risulterà verosimilmente decisivo nella corsa scudetto. Eppure, sull’affermazione stessa dell’allenatore bianconero qualche riflessione sarebbe il caso di caso di farla perché, come dice lui stesso, non tutte le ciambelle riescono col buco…

RIMPIANTO KULUSEVSKI? - Tra i punti a favore del precedente quinquennio di Allegri alla guida della Juventus c’è sicuramente una gestione del parco calciatori di tutto rispetto, oltre ad una capacità di leggere i momenti delle partite e della stagione che spesso è risultata decisiva nelle occasioni più importanti. Questo non significa che pure lui possa sbagliare e con una certa tipologia di calciatori le valutazioni - sue e della società - hanno finito per rivelarsi un po’ affrettate o semplicemente figlie di un modo di concepire il calcio che non aiuta probabilmente determinati interpreti ad esprimersi al meglio. Il caso più recente è indubbiamente quello di Dejan Kulusevski, sul quale la Juventus aveva riposto enormi speranze, strappandolo all’Inter per circa 40 milioni di euro. Un talento puro sul quale lavorare con pazienza per correggerne gli inevitabili difetti ma perfettamente inseribile in un’idea di squadra che coniugasse atletismo e qualità tecnica guardando al futuro (a maggior ragione alla luce degli sviluppi del caso Dybala). L’improvvisa giravolta di gennaio, con la decisione di anticipare l’affare Vlahovic, ha messo la Vecchia Signora nelle condizioni di monetizzare subito da un paio di cessioni e lo svedese è stato “scaricato” senza troppi complimenti. In appena tre mesi di gestione Conte, in un campionato nettamente più esigente e competitivo come la Premier, l’ex Atalanta e Parma è letteralmente rifiorito.
DA CANCELO A DYBALA - Una situazione molto simile a quella di Joao Cancelo, sacrificato sì soprattutto per esigenze di bilancio nello scambio alla pari con Danilo, ma fondamentalmente bollato da Allegri come giocatore troppo indisciplinato tatticamente per rivestire con successo il ruolo di laterale difensivo. Il lavoro certosino di Guardiola e l’inserimento del portoghese in un sistema di gioco fatto di princìpi più variegati ne hanno esaltato lo strepitoso potenziale, rendendolo uno dei laterali più forti del panorama internazionale. Non c’è due senza tre? I tifosi della Juventus si augurano con tutto il cuore che la rinuncia all’estro di Paulo Dybala non debba alimentare in futuro nuovi rimpianti (in particolare se dovesse scegliere l'Inter), per quanto le pretese economiche del calciatore e i ripetuti guai fisici dell’ultimo biennio abbiano contribuito alla decisione della Juve al di là delle mere considerazioni tecnico-tattiche. Tutti possono sbagliare, per carità, e la vera riprova dei fatti sarà la prossima stagione, nella quale i bianconeri - ulteriormente rinforzati sul mercato - saranno chiamati a tornare competitivi ai massimi livelli, almeno per quanto riguarda la Serie A. Ma quella frase di Allegri del marzo scorso inizia a stridere un po’ con la realtà dei fatti.