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La premessa d'obbligo è che siamo in piena campagna elettorale (e che la necessità di ingraziarsi la folla sia prioritaria) e la seconda è che il Milan si sta facilmente prestando a subire attacchi di ogni genere e da ogni direzione, visto l'andamento disastroso di questo inizio di stagione. Silvio Berlusconi non è personaggio abituato a restare in disparte e in silenzio per troppo tempo e il suo giudizio sul nuovo management non fa altro che confermare la volontà di sentirsi sempre e comunque protagonista. Montella, Mirabelli, Fassone e il presidente Yonghong Li, nessuno è stato risparmiato in queste settimane dalle sue invettive, scontate ma anche molto ingenerose.

GIUDIZI AFFRETTATI - Parole, quelle del presidente artefice di uno dei cicli più vincenti di sempre e di una vera e propria rivoluzione culturale del calcio italiano ma anche di una parentesi finale piuttosto crepuscolare e piena di errori, che stupiscono fino ad un certo punto ma che appaiono ingiuste e ingenerose. Berlusconi rinfaccia agli attuali dirigenti una campagna acquisti sbagliata concettualmente con un budget a disposizione molto importante, ma parlare oggi in maniera definitiva e così tranchant dopo soli due mesi dall'inizio del campionato appare azzardato. Il calcio è da sempre foriero di giudizi cangianti a seconda dei risultati e dunque non ci stupiremmo se molte delle opinioni espresse oggi cambiassero drasticamente tra qualche mese. Un gruppo che fatica ad amalgarmarsi anche perchè guidato da un allenatore che Berlusconi definisce inadeguato, forse perchè non dava seguito ai suoi suggerimenti tattici nella passata stagione. Sarebbe bene ricordare che Montella al Milan è stato voluto e scelto dall'ex amministratore delegato Adriano Galliani, fino a prova contraria braccio destro fidatissimo dell'ex presidente.

DUBBI TARDIVI - Esaurito il capitolo puramente tecnico, Berlusconi ha toccato l'argomento più delicato nelle confidenze raccolte e rilanciate nelle ultime ore da Telelombardia, quello relativo alla solidità economica della cordata cinese che solamente pochi mesi ha portato a termine l'acquisto del Milan. E apriti cielo, visto che l'ex proprietario ha dato concretezza (a parole) a tutti i dubbi che hanno accompagnato il lungo ed estenuante closing e le curiose modalità di acquisizione, a prestito e ad un prezzo ipervalutato di una società piena di debiti. Che qualcosa non torni nel piano industriale più volte illustrato da Fassone sta venendo a galla col passare delle settimane, con i rumors sempre più frequenti circa le difficoltà di penetrazione del calcio europeo nel mondo cinese (ipotetica nuove fonte di grandi ricavi a livello commerciale) e le indiscrezioni sulla ricerca di istituti di credito che aiutino il Milan a rifinanziare il debito contratto con Elliott. 

DA CHE PULPITO... - Che ad ammonire i tifosi sui pericoli a cui va incontro il club rossonero con l'attuale dirigenza sia proprio Berlusconi, fa un po' sorridere. Non è forse stato lui a mettere una delle sue creature più amate nelle mani di queste persone? Nei due lunghi anni che hanno traghetatto il Milan da Fininvest alla misteriosa cordata di mister Li tutte le domande e gli interrogativi sollevati oggi perchè non venivano messi in evidenza dall'ex premier con la stessa sollecitudine? A che titolo può parlare un presidente che nell'ultimo quinquennio di gestione ha accumulato perdite su perdite, a fronte di investimenti assenti o, peggio ancora, poco lungimiranti?