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Simone Inzaghi non sbaglia: ad agosto, diversi osservatori esterni e addetti ai lavori ipotizzavano che il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina della Juventus fosse la garanzia di un'immediata e rinnovata competitività ai massimi livelli e che, complici gli addii di Conte, Hakimi e Lukaku, la concorrenza dell'Inter fosse irrimediabilmente depotenziata. Non è il caso del sottoscritto ma poco conta, direte voi... Persino la partenza a fine agosto di Cristiano Ronaldo è stata colpevolmente sottovalutata e i segnali di scricchiolii mandati pure dalla famosa vecchia guardia nelle precedenti due stagioni sono stati ignorati. Tutto giusto, tutto vero: in generale, nelle analisi di inizio campionato, bisognava tenerne conto. Ora basta, però.

SCARAMANTICO - Le "cattive" risposte sono spesso figlie di domande non all'altezza e, ad ulteriore giustificazione di Inzaghi, l'insistenza con cui si torni nelle interviste e nelle conferenze stampa sullo status dell'Inter rispetto alle altre contendenti per il titolo hanno superato la soglia di sopportazione. Come si può tranquillamente affermare che lo stesso allenatore piacentino ha imboccato la strada della monotonia nel ribadire il ritornello del "Ma ad agosto e ottobre davate tutti in pole position la Juve...". La scaramanzia deve essere evidentemente un'arma ancora molto in voga tra gli allenatori italani e, se Pioli e Allegri si "divertono" a punzecchiare il collega nerazzurro sull'argomento, la risposta del tecnico della capolista rientra in quella strategia tipica di chi vuole togliere pressione a se stesso e ai propri giocatori.

VANTAGGIO PROGRAMMATICO - Sentire l'obbligo di vincere a tutti i costi per non deludere le aspettative dall'esterno può risultare fastidioso, ma sono le stesse prestazioni e vittorie in serie dell'Inter a confermarci che da Handanovic in giù la consapevolezza dei propri mezzi acquisita nel biennio contiano è carburante importante per alimentare le ambizioni piuttosto che un freno. lnzaghi sa perfettamente di godere ancora di un vantaggio programmatico sulle rivali derivanti dal patrimonio lasciato in eredità da Spalletti prima e Conte poi, oltre che dal lavoro svolto nelle ultime stagioni da Piero Ausilio e Beppe Marotta. Capaci di costruire una base di squadra che, al netto di qualche sacrificio necessario per tenere i conti in sicurezza, vale come un certificato di garanzia per rimanere lì in alto. Che poi il campo possa dire altro e che il futuro possa parlare in maniera differente ci sta. Ma l'Inter resta ad oggi la naturale favorita per lo scudetto e per Inzaghi è tempo di farselo andare bene.