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Maurizio Sarri e la Juventus, due universi sempre più distanti, due entità filosoficamente diverse e destinate forse a separarsi, a meno che la nottataccia di Lione non sia stato il punto di non ritorno. E il big match di domenica sera contro l'Inter si trasformi nel bivio di un'intera stagione: una vittoria metterebbe fuori dai giochi la principale rivale per lo scudetto e restituirebbe, un'altra sconfitta aprirebbe ufficialmente la crisi. Di risultati, di gioco, ma soprattutto di rapporti.

SI E' ARRESO? - La spietata analisi del ko in Champions League è stato l'ultimo e più preoccupante grido di dolore di Sarri, che ha voluto sbandierare ai quattro venti le difficoltà dei suoi calciatori ad interpretare la propria idea di calcio. Gli occhi per vedere ce li hanno tutti, le orecchie per sentire pure, ma nella storia più o meno recente della Juventus raramente era capitato di udire una tale dichiarazione di resa da parte di un suo allenatore. "Faccio grande difficoltà a far passare il concetto della palla mossa veloce a questa squadra. Spesso quando giocavamo a due tocchi riuscivamo a girarla lentamente. Dobbiamo lavorare su questo, è un concetto che dovrà passare nella maniera giusta". Un preoccupante scarico di responsabilità, che fa seguito alle altrettanti allarmanti parole post-Brescia: "Questa è una squadra che ha certe caratteristiche, sto cercando di adattarmi a queste caratteristiche. Se intendi vedere un’organizzazione collettiva come in altre mie squadre qui non la vedrai mai, è normale per una squadra che ha giocato un calcio diverso per 80 anni".
LE COLPE DI SARRI E QUELLE DELLA JUVE - Sarri è convinto di averci provato fino in fondo, eppure la stagione è ancora lunga e potenzialmente trionfale, essendo la sua squadra in lizza per campionato, Champions e Coppa Italia. Ma ad inquietare è il clima di scollamento che si respira in uno spogliatoio che regola i conti nel riscaldamento di una gara fondamentale (Bonucci vs Matuidi, per esempio) e del quale l'allenatore appare spettatore esterno, quasi disinteressato. Sbaglia i modi, Sarri, nel manifestare il suo malessere, sbaglia i tempi. Come un Giampaolo qualunque (non ce ne voglia) che, dopo 2 mesi abbondanti di lavoro in ritiro col Milan, sconfessava le sue idee di calcio per ribaltare tutto dopo la sconfitta all'esordio contro l'Udinese. Strategia comunicativa difettosa, difficoltà a calarsi in un contesto ricco di pressioni come la Juventus dopo una carriera "ai margini" o i primi reali segnali di rottura con un ambiente che non ha saputo capirlo e accettarlo e agevolarlo nel suo lavoro? Dopo l'Inter, avremo forse altre risposte.