13 novembre. Una data che gli appassionati di calcio italiano non potranno dimenticare mai, da quell'infausta serata a San Siro, nella quale la nostra Nazionale, a distanza di 60 anni dall'unico precedente, falliva la qualificazione al Mondiale. Eliminata nel play-off per mano della Svezia, anche a causa della sciagurata gestione dell'ex ct Gian Piero Ventura, accompagnato in questa opera fallimentare da un gruppo di calciatori incapaci di segnare un solo gol in 180 minuti contro un avversario tutt'altro che irresistibile e da una Federazione allo sbando. Il destino è strano, perché 365 giorni dopo la disfatta, una macchia indelebile per il nostro movimento, Ventura torna protagonista e ovviamente lo è in negativo.

LA VIL PECUNIA - Sono trascorsi due giorni ormai dall'incredibile passo indietro da allenatore del Chievo, al termine della partita pareggiata contro il Bologna; dopo aver raccolto il primo punto in classifica a seguito di 3 ko consecutivi e aver annullato la penalizzazione di -3 di inizio campionato, il tecnico genovese si è fatto da parte. Nonostante un contratto firmato fino a giugno 2020 dopo una "battaglia" per ottenere garanzie sul progetto e lasciando nello sconcerto generale società e squadra, con la storica bandiera Pellissier che non ha esitato a condannare con parole di fuoco il comportamento di Ventura. Una storia ai limiti del paradosso che si arricchisce di ulteriori particolari e che gettano una luce davvero fosca sull'uomo prima ancora che sul professionista. La comprensione per una persona in evidente crisi d'identità, dopo un'esperienza coinvolgente ma allo stesso tempo troppo più grande di lui e segnante come quella della Nazionale, finisce laddove l'ex ct dimostra anche in questa storia di essere sin troppo attento all'aspetto economico.

SENZA DIGNITA' - Le famose dimissioni tuttora invocate dopo la disfatta con la Svezia non sono mai arrivate, nonostante, a onor del vero, Ventura non fosse l'unico colpevole nella vicenda. Si è a lungo parlato di senso di responsabilità, di rispetto, di "decenza", termini anche forti se applicati a una dimensione come quella calcistica ma, secondo quanto emerge dalla ricostruzione de La Gazzetta dello Sport sul caso Chievo, anche stavolta l'uomo di Genova non avrebbe ancora presentato formalmente rinunciato all'incarico. I tentativi del ds Romairone e del presidente Campedelli di convincerlo a restare al timone sono naufragati in fretta, ma a questo punto si attendono un gesto che ritengono sia doveroso. Promesse disilluse, un rapporto fiduciario compromesso dal gesto improvviso e per certi versi irresponsabile di una persona che antepone i propri interessi a quelli della squadra. E che anche stavolta, a quanto pare, non vuole rimetterci un centesimo sotto l'aspetto economico. E' passato un anno dalla notte di San Siro, ma Gian Piero Ventura è quello di sempre: un individuo che ha smarrito la strada e forse un pizzico di dignità