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"Yoann Gourcuff al Milan? Ha sbagliato tutto. Si comportava male, arrivava in ritardo, non era a disposizione del gruppo e faceva il bello in allenamento così si beccava entrate dure. E poi non parlava neppure italiano. Ad un certo punto è stato isolato. E poi sono successe cose gravi e lui sa di cosa parlo”: parole dure quelle pronunciate dall'ex capitano rossonero e attuale direttore tecnico Paolo Maldini nei confronti del centrocampista francese classe 1986, approdato a Milano a soli vent'anni. Una condanna postuma che non lascia spazio a interpretazioni sul motivo del fallimento del francese nel Milan: arrivato come gioiellino dal grande avvenire e come possibile erede di Kakà, dopo due stagioni deludenti sotto tutti gli aspetti lasciò il club senza nessun rimpianto, né da parte sua né da parte dei compagni.

ARRIVO DA PROMESSA NEL NOME DEL PADRE - Eppure i presupposti erano molto buoni: il Milan di Carlo Ancelotti in quegli anni dominava in Europa, Gourcuff arrivava in rossonero da giovane promessa del calcio internazionale dopo essere cresciuto dapprima nel Lorient allenato dal padre Christian, poi nel Rennes dove si era subito imposto da titolare in Ligue 1, a soli diciassette anni. Un Europeo Under 21 da protagonista con la Francia e l'arrivo a Milano, per tre milioni di euro.

L'EREDE DI KAKA' E I CATTIVI RAPPORTI CON LO SPOGLIATOIO - Gli esordi sono ottimi: la prima presenza nel preliminare della Champions League 2006-2007 giocato contro la Stella Rossa, il primo gol durante la gara della fase a gironi contro l'AEK Atene, in cui risulta il migliore in campo. Tutto sembra pronto per un futuro dorato, sul solco del fuoriclasse arrivato qualche anno prima, il brasiliano Kakà, che tra l'altro fisicamente gli somiglia molto: invece i rapporti con lo spogliatoio precipitano vistosamente e Ancelotti stesso si stufa presto di quel ragazzo dal talento immenso ma dalla poca voglia di lavorare e di impegnarsi. In un Milan nel quale gente come Maldini, Costacurta e Gattuso trascinava il gruppo, certi atteggiamenti non erano consentiti.

LE ACCUSE DI GOURCUFF SR. E LE VOCI DI OMOSESSUALITA' -  La situazione si fa incandescente: Christian, il padre di Yoann, tempo dopo parlerà di uno spogliatoio con giochi di influenza e un allenatore politico, di interventi duri da parte di Gattuso in allenamento e di complotti contro il figlio "perché è scomodo, visto che possiede una struttura culturale e interessi intellettivi diversi che in questo ambiente non piacciono. E in più, è molto riservato”. In rete iniziano a emergere voci che parlano di una presunta omosessualità di Gourcuff, cono storie di improbabili ammucchiate assieme all'ex compagno Chamakh. Insomma, una situazione che con il pallone c'entra poco.

PALMARES DI TUTTO RISPETTO - Per il francese è tempo di tornare in patria: qualche buona stagione tra Bordeaux, Lione e Rennes, nelle quali mette in bacheca tre Supercoppe, una coppa di Lega, una coppa di Francia e un campionato, dopo la Champions League portata comunque a casa nel Milan. Non male per un calciatore per il quale "il calcio non è mai stato l'interesse primario". La Nazionale pian piano lo dimentica, così come il gotha del calcio mondiale, e le frasi di Maldini vengono rivalutate.

UNA VITA DA IMPRENDITORE - Ma ora che fine ha fatto Gourcuff, l'"enfant prodige" che non ha saputo realizzarsi? Al momento risulta svincolato, dopo l'esperienza dell'anno scorso con il Dijon. Ma l'ormai 33enne è pronto a lasciare definitivamente il calcio, per dedicarsi a quello che è diventato a tutti gli effetti il suo lavoro principale: l'imprenditore nel settore immobiliare, che lo porta a viaggiare moltissimo per il mondo e ad incassare addirittura cifre superiori a quelle realizzate nel mondo del pallone. Anche se un po' di amaro in bocca rimane, per quello che poteva essere e non è stato.

@AleDigio89