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C'è una storia da raccontare. Figlia dei tempi e dei cambiamenti. Dieci anni fa il Chievo arrivava in serie A. Timido, serio, orgoglioso. Molto italiano. Dietro la linea difensiva suonava domenicalmente quasi come una filastrocca: Moro-D'Anna-D'Angelo-Lanna. Fieri operai della favola. Scuola italiana. Scuola delneriana. Intoccabili. Unici e da raccontare. D'Angelo, per esempio, era partito dalla C2 e si era trovato a marcare Ronaldo.

Sfornava talenti, la difesa. Oltre ai già citati, passarono da Verona pure Legrottaglie e Barzagli. Scuola italica, risultati assicurati. E squadra che vince... si cambia. Dieci anni dopo, infatti, la globalizzazione ha colpito anche il Chievo. Attenzione: senza fare danni. Visto che i risultati sono sempre all'altezza delle aspettative. Ma oggi la linea Maginot veronese potrebbe essere addirittura tutta straniera: Frey a destra, Dramè a sinistra, Papp e Cesar centrali.

Con Morero e Farkas (quest'ultimo ormai in arrivo) possibili sostituti, regge Sardo, uomo tricolore. E c'è pure Andreolli, destinato, pare, all'Inter. La vecchia cantilena non c'è più. Si è adeguato pure il Chievo, che parla le lingue del mondo. Ma per restare in serie A, questo e altro...