Commenta per primo

A lezione d'italiano. Proprio così. Uno dei problemi del Chievo di inizio stagione è stato individuato nella cattiva comunicazione. Nel senso: i nuovi arrivati parlano le lingue più disparate. In mezzo al campo non si capisce più niente. Sembra quasi l'inizio di una improbabile barzelletta. C'è un peruviano, un finlandese, un americano e un ceco. Ci sono tanti centrocampisti nuovi. Nessuno capisce bene l'italiano. E Mimmo Di Carlo, alle prese con nuovi giocatori da collocare nel suo nuovo Chievo, ha faticato a trovare equilibri e tempi di inserimento. Perché chi arriva poi parte. Cruzado e Bradley volano oltre oceano. Gli altri si spostano nel Continente. E, quando tornano, sono alle prese con la lingua.

L'inglese per tutti? Macchè. A Peschiera, sede degli allenamenti del Chievo, è stata chiamata una professoressa per tenere lezioni di italiano. Corso super rapido. In ballo la salvezza. Tutto vero. Appuntamento il martedì e il giovedì nello spogliatoio della squadra un'ora prima dell'allenamento. Partecipano in tanti. Quasi tutti gli stranieri del club gialloblù. Cesar, Jokic, Dramè, Thereau, Uribe, Cruzado, Bradley, Vacek, Hetemaj.

Tutto era iniziato qualche anno fa, quando a Verona l'Inter aveva parcheggiato Julio Cesar. Subito mandato sui banchi prima di iniziare l'avventura meneghina. E oggi? I nuovi del Chievo sono tornati a scuola. Teoria nello spogliatoio. Pratica sul campo. 'Perché la comunicazione - ha detto Di Carlo - di questi tempi è fondamentale per tutti'. Anche per il Chievo. Che adesso deve tornare a spingere verso l'alto. Serve l'aiuto di tutti. E serve che tutti capiscano letteralmente cosa c'è da fare. Capito?