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Uno scudetto perso in albergo, prima ancora di scendere in campo. Fu questa la giustificazione data da Sarri, nel 2018, dopo la pesante e inaspettata sconfitta a Firenze della sua squadra, appena reduce dal trionfo di Torino in casa della Juventus. Colpa dell’arbitro Orsato, che non espulse Pjanic in quell’Inter-Juve vinto sul filo di lana dall’allora squadra di Allegri. “Non so se lo scudetto l’ha vinto la più forte, so solo che la Juve è sicuramente la più potente” si giustificò il Maurizio, masticando amaro il suo solito filtro di sigaretta. 

Perché ho voluto ricordare quelle discutibili dichiarazioni? Perché dopo la pessima sconfitta della Juventus a Napoli, e le parole quasi di resa di Sarri post gara, inizio a pensare che il “mago” di Figline sia poco carismatico. Non sia cioè in grado - oltre a non mutare mai le proprie convinzioni tattiche - di trasmettere la carica giusta ai propri uomini, di  convincerli a sposare una nuova filosofia di gioco, di cementare il gruppo e farselo amico, al punto da seguirlo in tutto e per tutto, con abnegazione totale, dando  l’anima in campo anche per lui. Come succede, per esempio, con le squadre allenate da Conte.   
Al San Paolo si è vista una Juve molle, prevedibile, svogliata, totalmente priva delle motivazioni che la partita offriva, a cominciare da quella di poter dare uno strappo fondamentale in classifica battendo, in casa propria, quella che,  è stata la principale antagonista degli ultimi scudetti fino a 6 mesi fa. Perché a Napoli si può anche perdere, certo, ma lottando, non facendo le comparse.  
Sindrome da pancia piena? A svuotarla e riempirla di nuove motivazioni dovrebbe pensarci proprio l’allenatore, cosa che invece non sta avvenendo. Anzi, succede piuttosto che il tecnico addossi spesso sui propri giocatori le responsabilità di una sconfitta, come capitato a Fuorigrotta, mentre sarebbe stata più opportuna un’autocritica personale sui tanti errori tattici commessi. In alternativa, quando non se la prende coi giocatori Sarri  è solito pescare giustificazioni negli agenti esterni: il potere della Juve quando allenava il Napoli, i pochi rigori assegnati ora alla Juventus, verso la quale gli arbitri non avrebbero  più lo stesso riguardo di una volta, causa una nuova maglia non più a righe bianconere (battuta, tra l’altro, che ha fatto ridere solo gli antijuventini). 
Nello spogliatoio del San Paolo la voce grossa pare l’abbia fatta più Ronaldo di Sarri, e non va affatto bene. Significa che nell’intervallo, dopo una primo tempo già pessimo, l’allenatore non si è fatto sentire, non ha suonato la sveglia, non ha fatto nulla di nulla, con la conseguenza che la ripresa è stata giocata peggio della prima frazione. In compenso, in panchina Sarri ha riempito d’appunti un foglietto dopo l’altro, masticato mozziconi di sigarette come fossero noccioline e urlato ogni tanto qualcosa ai suoi. Ma il carisma è un’altra cosa, e in questo Ronaldo potrebbe dargli ripetizioni.

Non vorrei, e mi auguro davvero di sbagliarmi, che Sarri fosse un nuovo Zeman: cioè, un allenatore in grado (e non sempre ci riesce, vedi appunto con questa Juve) di dare un bel gioco alle proprie squadre, ma non è sufficiente  per farle vincere. E cissato poi a dismisura dai media, ma dotato da madre natura di un quoziente carismatico molto basso. Sento già, in lontananza, i teorici del carro (quelli che non ammettono critiche a tutto ciò che è griffato Juve) gridarmi di scendere, perché secondo loro avrei già iniziato le operazioni di scaricamento di Sarri. Sul carro c’ero, ci sono e ci resto, però se il conducente sbanda o guida male, bisognerà pur dirglielo, oppure sul carro Juve funziona come sui tram:  è proibito parlare al tramviere?