Quattro giorni di stop agli allenamenti, per rilassarsi e radunare le idee in vista del fatidico summit alla Continassa tra allenatore e club. Nonostante qualche divergenza interna, alla fine il colpo di scena evocato (e magari anche sperato) da tanti non ci sarà: si continuerà con Massimiliano Allegri. La prossima stagione quasi di sicuro, per quelle a venire si vedrà, anche se una riconferma dell’attuale tecnico prevederà un automatico rinnovo, con altrettanto automatico ritocco all’ingaggio. 

Fossi un dirigente della Juventus FC, proporrei di inserire nel nuovo contratto una clausola ad hoc che liberasse in maniera definitiva e consensuale Allegri in caso di eliminazione in Champions. 

Perché non basta accontentarsi di 3 partite giocate bene (Valencia,Manchester Utd e Atletico Madrid) per pensare di aver fatto il proprio dovere, addebitando poi alle assenze importanti l’eliminazione con l’Ajax. Troppo facile e troppo comodo. Così come bisogna smetterla di accontentarsi di essere entrati, in modo stabile, nel novero delle 8 squadre migliori d’Europa, se alla Juventus è ancora valido il principio che già il 2° classificato è il primo dei perdenti, figuriamoci l’8°. 

Dopo otto scudetti di fila, 4 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane, anche il tifoso juventino è diventato più esigente e pretende che la società alzi definitivamente l’asticella puntando ogni stagione al bersaglio grosso. Il medesimo indicato dal presidente Agnelli lo scorso agosto a Villar Perosa, nel tradizionale incontro  con squadra e staff tecnico a villa Frescot prima del vernissage con la Primavera (un video lo conferma). Dal primo tifoso, in senso gerarchico, all’ultimo esiste quindi un unico pensiero dominante.
 
Del resto, non penso Ronaldo sia venuto a Torino per accontentarsi dello scudetto, così come resto convinto sia stato acquistato proprio con lo scopo di vincere la Maledetta. Come capitò con Platini e Boniek, e ricapitò poi con Gianluca Vialli. Il marketing è importante, ma certe vittorie aiutano in modo significativo allo sviluppo globale del brand.

Allegri resta, come riconfermato venerdì prima del derby anche da Nedved, però è necessaria una decisiva sterzata: nel gioco, nella mentalità, nella preparazione atletica. Un infortunio alla settimana, o quasi, non può essere frutto del caso favorito dalla sfortuna. Altrettanto la forma fisica, puntualmente in calo quando si arriva al momento cruciale della stagione. “Ci sono momenti in cui ti va tutto giusto e altri no: l’Ajax l’ha trovato, noi no” si è giustificato Allegri. Già, ma alla Juve i “momenti no” capitano più spesso che agli altri. Ricordiamoci come la squadra arrivò sulle gambe nel finale della scorsa stagione, e poco ci mancò che il Napoli le soffiasse il tricolore.  Complice pure un gioco che lascia spesso molto a desiderare, in Champions come nelle restanti competizioni. Tre partite buone, per sua stessa ammissione, su quasi una cinquantina totali rappresentano una goccia nell’Oceano. 

Va rivisto il modo di stare in campo e di affrontare le partite (Max sarà disposto a cambiare filosofia?), così come la stessa squadra, con parecchi componenti che si sono espressi al di sotto delle aspettative. Allegri ha già anticipato che “quando un giocatore non migliora chiedo alla società di sostituirmelo” e questo fa presagire che la rosa verrà rivoluzionata. Il tecnico livornese si presenterà quindi al summit con una lista dei possibili epurati, che parte da Dybala e arriva Douglas, ma include pure Cancelo, Alex Sandro e Rugani. 

Listone nero che passerà poi al vaglio di Paratici, contrario per esempio a disfarsi del terzino lusitano, a suo parere svalorizzato proprio dall’allenatore, sia col suo impiego intermittente sia nel modo in cui è stato utilizzato. Cancelo stesso avrebbe spesso battibeccato con Allegri, intenzionato a trasformarlo in ala considerate le scarse attitudini difensive del portoghese. “Non ho intenzione di snaturare le mie caratteristiche, col rischio di perdere pure il posto in Nazionale, per dei capricci di questo allenatore”, avrebbe confidato il giocatore a dei suoi conoscenti.

Ci sarà tanto da parlare e molti temi su cui confrontarsi. E se riconferma sarà – come pare - anche Allegri dovrà accettare critiche e determinate condizioni. Perché Agnelli non è Adani.