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L’Austria non vale neanche un decimo dell’Italia, eppure questa sera potrebbe eliminarci dell’Europeo che finora ci ha visto protagonisti. Perché, come dicono tutti, una partita secca è tutta un’altra storia e in novanta o centoventi minuti tutto diventa possibile. Per uscire dal generico e scendere sul pratico basta un episodio sfavorevole (andare sotto, patire un’espulsione, perdere per infortunio un uomo-chiave) per ritrovarsi con il fiato corto e la testa in confusione.

Prima istruzione. Fino a prova contraria, l’Austria è la squadra più forte del mondo e chi non ci crede non deve partire titolare.

Seconda istruzione. Quello che è stato fatto finora (tre partite, tre vittorie, sette gol segnati e zero subiti) viene azzerato e non ha senso ribadire che l’Italia è stata la squadra con il gioco migliore.

Terza istruzione. Lasciarsi guidare dal gioco è un imperativo categorico, ma cogliere le occasioni, anche quando sono concessioni della sorte o regali degli avversari, aiuta a sentirsi più sicuri.

Quarta istruzione. In campo vadano quelli che stanno bene o i recuperati in maniera completa (Berardi sì, Chiellini e Florenzi no) senza forzature e inutili rischi.

Quinta istruzione. Il ct Mancini ha già deciso per un centrocampo con Jorginho, Verratti e Barella a scapito di Locatelli. Pur pensandola diversamente (Barella e Locatelli sono più incursori, più imprevedibili e più portati al gol) è giusto così. Il c.t. è pagato per fare le scelte che lo convincono, non quelle della piazza o dei giornalisti.
In tutta sincerità mi facevano più paura Turchia, Svizzera e Galles di quest’Austria. Eppure bisognerà vigilare perché è un avversario fisico, è tonico e non ha nulla da perdere (l’Italia è favoritissima).

Non dobbiamo avere fretta (si può vincere al 90’ o al 120’ e anche ai rigori), non dobbiamo abbandonarci ad atteggiamenti sconsiderati. No alle proteste insistite o plateali, no a falli violenti, magari solo perché si è in ritardo su un pallone a centrocampo. L’arbitro è inglese (Taylor) e non preoccupa, a patto di non farlo indispettire.

Nervi saldi e responsabilità sono le parole d’ordine in una Nazionale in grado di percepire che il meglio deve ancora arrivare. Facile predire la formazione e, naturalmente, il 4-3-3.

Davanti a Donnarumma, giocheranno Di Lorenzo, Bonucci, Acerbi e Spinazzola. In mezzo Barella, Jorginho e Verratti. In attacco Berardi, Immobile e Insigne. Cambi di gioco e spinta sulle fasce sono i presupposti di un gioco universale e in questo senso abbiamo i migliori centrocampisti e attaccanti (esterni) d’Europa. Immobile può segnare in molti modi, ma chiudere un’azione a tutto campo sarebbe meglio. Non deve giocare spalle alla porta e, ove mai accadesse, devv’essere per far salire la squadra e far girare il pallone.

Non prendere gol aggiungerebbe minuti ad un’impresa già notevole, ma dobbiamo pensare che si può vincere anche 2-1 o 3-2, l’importante non è il punteggio. L’importante è prevalere. Nessun pensiero oltre l’ostacolo. Ci toccherà il Belgio? Giocheremo con il Portogallo? Fino alla fine della partita, c’è solo l’Austria. Al dopo - comunque vada - si pensa da mezzanotte in avanti.