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“Questa Coppa America non s’ha da fare” scriverebbe Manzoni se dovesse raccontare le peripezie organizzative della competizione per nazionali del continente sudamericano. L’evento, giunto alla sua quarantasettesima edizione, sta trovando diversi ostacoli prima del suo inizio, in programma il 13 giugno. Si sarebbe dovuto disputare in due paesi, Colombia e Argentina, ma in entrambe la situazione, per motivi diversi, non consente il sicuro svolgimento del torneo.

FRA COVID E PROTESTE - In Colombia, le proteste contro il governo del presidente Duque, represse sanguinosamente dalle forze armate, costituiscono un pericolo per l’ordine pubblico. In Argentina, invece, la pandemia è fuori controllo e non ci sono le condizioni sanitarie per ospitare il torneo. Così si era fatto avanti il Brasile del presidente Bolsonaro. Negli ultimi giorni, però sono aumentati vertiginosamente i contagi anche nelle metropoli brasiliane, motivo per cui i giocatori vorrebbero rifiutarsi di giocare.

LA POSIZIONE DEI GIOCATORI - Ieri, nella conferenza stampa della viglia della partita contro l’Ecuador, valida per le qualificazioni al Mondiale 2022, il capitano Casemiro avrebbe dovuto spiegare la posizione della squadra, ma non si è presentato. Ha parlato per lui il CT Tite, che ha risposto così alla domanda postagli dai giornalisti sulla questione: “I giocatori hanno un’opinione, contraria a quella del premier, sulla possibilità di giocare o meno il torneo. L’hanno già esposta al presidente e la comunicheranno al pubblico nel momento più opportuno”. A nove giorni dalla data d’inizio, l’organizzazione della Copa America è ancora in alto mare.