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E’ uno scontro fra giganti. E uno dei due è l’Italia. Che, se stasera ridiventa campione d’Europa, rientra nella storia,
la dimensione ideale per una squadra 4 volte campione del mondo, 1 volta campione continentale e olimpica.
Il vento è cambiato e se ne sono accorti tutti. A cominciare dai nostri rivali, campioni d’Europa e del mondo in carica, eppure mai così rispettosi della Nazionale di Prandelli. Che li ha già fermati sull1-1 nella gara inaugurale del torneo.

Questo 1 luglio 2012, a Kiev, è una data spartiacque per gli uni e per gli altri. La Spagna comanda il calcio da quattro anni, da quando fece fuori solo ai rigori la promettente squadra di Donadoni, a sua volta inverecondamente silurato dalla Federcalcio che, per completare il capolavoro, richiamò Lippi andando incontro ai disastri della Confederations Cup 2009 e del mondiale 2010. Queste cose bisogna ricordarle sempre ad Abete e ai federali, adesso che fanno a pugni per catapultarsi sul carro di Prandelli, il cui lavoro è stato ostacolato dall’egoismo della Lega e delle società di serie A nonché dall’ignavia della Figc. E Cesare fa benissimo a tenere sulle spine Abete il quale, se vuole sperare in un
grande mondiale 2014, deve dare carta bianca al ct e tutelare finalmente gli interessi della Nazionale.

Dal 2008, il fenomeno Barcellona (14 trofeivinti durante l’Età di Guardiola) si è accompagnato ai trionfi della Roja. La Spagna ha eguagliato la grande Germania campione d’Europa nel ’72, campione del mondo nel ’74 e finalista all’Europeo 1976, perso con la Cecoslovacchia ai rigori. Se batte l’Italia stabilisce un record straordinario.

Una simile ascesa non sarebbe stata possibile se non ci fosse stata la rivoluzione catalana del bel gioco, mutuata
dalla selezione iberica alla quale è riuscito il trapianto del modello Guardiola pur non avendo Lionel Messi. La difesa
di cemento armato , il centrocampo imperniato su Xavi e Iniesta con Xabi Alonso loro degno partner, l’attacco che
rinuncia alla punta centrale di ruolo per travestire Fabregas che centravanti non è. Il gioco ha funzionato sino al
Portogallo quando Del Bosque ha provato Negredo, salvo pentirsene immediatamente richiamando Fabregas. In Spagna
continuano a domandarsi che cos’abbia Torres per non essere titolare: stasera avremo la risposta. Ma, indipendentemente dalla scelta di Del Bosque, prima della finale bisogna applaudire il modello spagnolo per il gioco brillante che ci regala, per la filosofia sportiva che sottende, per la correttezza e il rispetto delle regole che hanno indotto Del Bosque ad affermare: non mi sono mai pentito di non avere fatto il biscotto con la Croazia.

La Spagna è una Grande Armada, però non è invincibile. Si troverà di fronte un’Italia caricata a pallettoni, sempre più consapevole del proprio valore, sempre più sicura di essere capace di tutto. Anche di riconquistare l’Europeo 44 anni dopo Roma, così come la Nazionale di Bearzot ridivenne campione del mondo 44 anni dopo il trionfo di Berlino. Chi ama la cabala e i numeri troverà conforto nel dato statistico, ma sono altri gli argomenti che ci inducono ad essere pragmaticamente ottimisti.

Il primo si chiama Prandelli, ct di scuola atalantina a denominazione d’origine controllata, primo artefice della rivoluzione di velluto che ha inchiodato 25 milioni di italiani al fischio finale di Germania-Italia, ha esaltato Cassano e Balotelli, ha dimostrato al mondo che gli ex maestri del catenaccio sanno insegnare come si gioca al calcio. Il gioco coniugato al risultato, il talento moltiplicato dalla classe infinita di un ragazzo di 33 anni davanti al quale in questi giorni il mondo si è inchinato. Si chiama Andrea Pirlo, merita il Pallone d’Oro e anche per questo è l’incubo notturno di Adriano Galliani e Massimiliano Allegri che un anno fa l’hanno scaricato: il primo perché diceva che rinnovare il contratto a Pirlo sarebbe costato troppo, il secondo perché, al posto di Pirlo davanti alla difesa voleva giocassero Van Bommel o Ambrosini.

Dal debutto con la Costa d’Avorio a oggi, Prandelli ha schierato 25 formazioni diverse, ha adottato 4 moduli differenti (4-2-3-1, 4-3-3-, 4-4-2, 4-3-1-2), mai ha voluto prescindere da Pirlo ogniqualvolta il fuoriclasse bresciano è stato disponibile., aspettando Cassano per tutto il tempo necessario, usando il bastone e la carota con Balotelli, Nuovo Italiano che ha stregato l’Italia. E accanto a Pirlo si staglia la figura di De Rossi, centrocampista universale .
Il ct ha riconquistato i tifosi che si erano persi dopo il disastro
Sudafricano, puntando sul gioco. E tutto questo nonostante i dinosauri che comandano in Federcalcio e in Lega, l’incultura sportiva ancora presente in quantità industriale nel nostro meraviglioso Paese. Per tutto questo, comunque vada stasera, Prandelli e la sua Italia hanno già vinto. Perché sono diventati la nostra Italia.
 

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com