Non ci sarà mai – ovviamente – la controprova. Ma la pura statistica a volte regala interessanti curiosità. Se il MIlan di quest’anno avesse continuato con la media punti (1,84 a partita) ottenuta da Clarence Seedorf nelle 19 partite in cui lo scorso anno l’olandese ha guidato i rossoneri, a questo punto si troverebbe a 49 punti (arrotondati per difetto) in piena corsa per il secondo posto in campionato. Seedorf sostituì Allegri che nelle prime 19 partite aveva raccolto la misera media di 1,15 punti per un totale di 22, con il Milan in undicesima posizione (31 gol fatti e 30 subiti). L’olandese arrivò dal Brasile in un club che si aspettava da lui un calcio offensivo. Ottenne 35 punti in 19 gare che non furono, purtroppo, sufficienti per arrivare in Europa. Una media punti di 1,84 a partita che in 27 gare farebbe 49,68 ovvero a ridosso di Lazio e Roma, punto più punto meno.

Con l’olandese la squadra ebbe un rendimento in attacco leggermente peggiore (26 gol fatti, 5 in meno rispetto a Allegri) e una difesa decisamente superiore alla luce dei soli 19 gol subiti. Una media di 1 a partita, ancora alta ma capace di migliorare del 57% rispetto alla gestione precedente.

Quest’anno dopo 27 partite Pippo Inzaghi ha raccolto 35 punti per una media di 1,29 che vale un misero undicesimo posto in classifica. Le reti fatte sono 38 per una media di 1,4 a partita peggiore sia dell’1,63 di Allegri e leggermente superiore a quanto realizzato da Seedorf (1,36) che paradossalmente è stato quello con cui la squadra ha segnato meno, nonostante le premesse offensiviste del suo arrivo. Le reti subite sono invece 34 ovvero 1,25 a partita che si collocano esattamente a metà tra le prestazioni dei suoi due predecessori.

Pura statistica, si diceva, che i fatti non potranno confermare nè smentire. Campionati diversi, non paragonabili, ma è pur vero che lo scorso anno dopo 27 partite il Napoli aveva 55 punti ed era addirittura terzo mentre la Roma seconda ne aveva collezionati 61. Insomma, in un campionato che evidentemente si è livellato verso il basso (in termini di punti realizzati dalle squadre in zona Champions) rimane un fatto plausibile che il Milan di Seedorf, anche alla luce delle campagne di rafforzamento condotte dalla società, potesse migliorare il suo andamento.

E non è nemmeno questione di bomber, visto che Menez sta rendendo (13 gol) più di Balotelli (10 gol) nello stesso intervallo di partite. Le motivazioni sono più profonde. Curioso che nessuno, in casa Milan, stia facendo il nome di Clarence Seedorf in questo momento di crisi. Forse chi potrebbe giocare quella carta sta aspettando che la dirigenza storica imploda da sé, senza forzare i tempi, per poter avere poi pieni poteri.