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Ma con chi ce l’ha Conte? E’ una domanda che viene naturale porsi dopo avere ascoltato il nuovo piagnisteo dell’allenatore dell’Inter alla fine della partita vinta a Brescia. La risposta? Semplice: ce l’ha con tutti.

Ce l’ha evidentemente con la società che - a suo avviso - gli ha messo a disposizione un organico insufficiente, tanto da obbligarlo a spremere sempre gli stessi giocatori (il fatto che gli abbiano comprato Lukaku a 75 milioni, Barella a 45, Sensi a 30, Lazaro a 20, più qualche altro calciatore, molti dei quali chiesti espressamente da lui, evidentemente non conta).

Ce l’ha anche con chi ha stilato il calendario, tant’è vero che ha sottolineato come nessuno giochi 7 partite in 20 giorni. “E’ molto strano”, ha detto, avanzando l’ombra del complotto. A parte il fatto che i giorni sono 21 (dal 20 ottobre al 9 novembre), è vero che l’Inter ha un giorno in meno di recupero rispetto a Roma e Napoli e due in meno rispetto a Juve, Atalanta e Lazio. Ma davvero pensa che dietro a questa - peraltro non clamorosa - differenza ci sia una macchinazione e non semplici incastri di calendario? Se la Juve e l’Atalanta hanno cominciato questo ciclo di partite sabato 19 ottobre, ad esempio, è perché in Champions avrebbero dovuto giocare il martedì successivo, e magari quel giorno si sono anche rammaricate perché hanno avuto un giorno in meno di tempo per far recuperare i calciatori reduci dagli impegni con le nazionali.

Poi, naturalmente, Conte ce l’ha con la sfortuna che l’ha privato di qualche giocatore (ma un solo vero titolare, Sensi, e un paio di ottime alternative, Sanchez e D'Ambrosio). Sommato tutto quanto, l’allenatore dell’Inter tratta i suoi giocatori come eroi, i quali compiono uno sforzo sovrumano per disputare tutte queste gare, e il resto del mondo, compresa la sua società, come una massa di nemici pronti a colpirlo.

Un piagnisteo senza senso, certamente esagerato. Potrebbe prendere esempio da Fonseca, la cui Roma da settimane deve fare a meno di Pellegrini, Cristante, Mkhitaryan, Under, Diawara, Zappacosta e Kalinic, tanto che ha dovuto far giocare Dzeko con la maschera a dispetto dei consigli dei medici. A chi gli chiedeva se Kolarov non avesse bisogno di un turno di riposo, il portoghese ha risposto con un sorriso: “Qui nessuno può riposare”. Chissà se Conte sa ancora sorridere.

@steagresti