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La Lazio ha vinto, l’Inter si è fatta (di nuovo) rimontare dopo essere passata in vantaggio. Il giorno dopo una sconfitta è tutto da buttare, le emozioni prevalgono sempre sulla razionalità ed è difficile proporre un’analisi lucida della situazione. La classifica parla chiaro, l’Inter fino a ieri era la capolista, teneva testa alla Juve dopo aver portato a casa un grande derby e si lasciava alle spalle una Lazio sempre più arrembante. Ora con una sconfitta, anche se vogliamo accettabile, la squadra di Conte scivola al terzo posto facendo cadere i propri tifosi nella psicosi della sconfitta. Ragazzi calma, a Roma hanno perso in tanti e quest’anno la Lazio, oltre a giocare un bel calcio, ha anche tutti santi nel suo personale paradiso. Il vento soffia dalla loro parte e quando è così, quando è il tuo anno, non c’è proprio niente da fare. Lo devi accettare. Ma l’analisi sull’Inter deve essere più profonda. Prima di tutto i nerazzurri hanno perso due partite in una settimana. Dopo il derby siamo caduti sia contro il Napoli che contro la Lazio, segnale non da poco, allarme che deve rimanere acceso.

Diciamoci la verità, l’Inter non è quella dei primi due mesi di stagione. La squadra di Conte tra agosto ed ottobre vinceva e convinceva nonostante le avversità, gli infortuni e gli esperimenti in campo. La squadra pressava alta con ritmi forsennati, non concedeva respiro agli avversari, arrivava sempre prima sulle seconde palla e usciva dalla difesa palla al piede fino ad arrivare ad attaccare e concludere verso la porta. Ora questo non succede più. Perchè? Non lo so. Le spiegazioni possono essere molteplici. Prima di tutto mi viene in mente che è venuto a mancare Sensi. L’ex Sassuolo con Barella e Brozovic ha costruito una mediana che univa solidità ad imprevedibilità e tecnica. Uscito di scena l’ex Sassuolo e infortunatosi l’ex Cagliari forse la squadra di Conte ha perso le sue certezze dovendosi “ripensare” e ricostruire. L’involuzione può essere nata da lì. Oppure più semplicemente può essere solo un blocco mentale dovuto alla pressione di dover vincere
Nella rosa nerazzurra in pochissimi hanno vinto e senza essere abituati a questo tipo di cose la montagna da scalare diventa sempre più ripida tanto è importante e alla portata il traguardo. Tocca a Conte ora entrare di nuovo nella testa dei suoi. La sconfitta di ieri non è un fulmine a ciel sereno, era nell’aria. Primo perchè la Lazio sembra, ad oggi, inarrestabile, secondo perchè già contro Atalanta, Lecce, Cagliari, Fiorentina, Udinese, Milan e Napoli non si era vista un’Inter completamente sul pezzo. Difficoltà a creare occasioni, pause incomprensibili durante la partita stessa, e insicurezza generale nel momento di dover gestire un risultato. Conte ieri è stato chiaro: “una grande squadra sa gestire risultati e momenti del match in corso,  noi non siamo ancora una grande squadra”. Tutto vero, analisi lucida e precisa oltre che assolutamente veritiera.

Non credo che si possano dare tutte le colpa a Padelli. Il problema è un altro. Abbiamo improvvisamente perso l’identità precisa che si aveva chiara a inizio anno. Urge recuperarla al più presto. Lo scudetto è solo un sogno ma che a -3 dalla prima è tutt’altro che sfumato ma la coppa Italia e l’Europa League sono ancora obiettivi reali e realistici che vanno affrontati con la fame di chi non vince nulla da 9 anni. Conte lo ha detto, se si ha fame più tavoli ci sono per mangiare meglio è. Noi ne abbiamo ancora 3, riappropriamoci della nostra identità e proviamo a sederci bene. Forza Inter sempre!