Lo scenario è quello dell'aula Santa Chiara del Senato della Repubblica italiana dove, per la prima volta, ultrà e politici si confrontano sulle norme da stadio. Una sala gremita di ragazzi e ragazze arrivati da ogni dove, dal Sud al Nord senza discriminazioni territoriali, senza rivalità e polemiche. Braccia tatuate, maglie dei propri gruppi di appartenenza, fianco a fianco, bergamaschi,  bresciani, laziali, romanisti, milanisti, interisti, ma anche realtà minori e ultras del basket, tutti uniti per un unico obiettivo: no alla tessera del tifoso e all'Art. 9 della legge numero 41 del 2007:
'È fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell’Interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, ovvero a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive'. 

Ciò significa che se un tifoso ha avuto un Daspo di un anno nel '90 e lo ha scontato, non potrà più avere titoli di accesso per qualsiasi manifestazione sportiva, o chiunque ha avuto una condanna, anche solo in primo grado, per reati da stadio non potrà sottoscrivere la tessera del tifoso o titoli di accesso allo stadio o a manifestazioni sportive. Salvo poi ravvisare alcune criticità e vietare i titoli d'accesso a chi ha un Daspo in corso, come ovvio che sia echi ha avuto una condanna, anche di primo grado, negli ultimi 5 anni, detratto ciò che ha scontato per il Daspo per lo stesso episodio. 

L'assurdita dov'è? Facciamo un esempio che possa aiutare a capire. Se una persona riceve un Daspo per un anno, è per quel periodo inibito dall'ingresso allo stadio, e fin qui tutto normale. Decorso l'anno la suddetta persona può tornare allo stadio in quanto la questura non lo reputa più pericoloso alla scadenza dell'inibizione. Il processo relativo al reato da stadio però termina a distanza di 5 anni (l'aspetto burocratico è fondamentale, soprattutto in Italia) ed il tifoso viene condannato in primo grado; a questo punto, dal momento della condanna, per altri 4 anni, (i canonici 5 meno l'anno già scontato) il condannato, in primo grado, non potrà più comprare il biglietto e dunque sottoscrivere la tessera del tifoso. Un abominio legislativo che non sta né in cielo né in terra. 

Si è parlato di questo e di tanto altro nell'incontro romano fra ultrà, politici e avvocati, durante il quale è stato invitato a prendere la parola Xavier Jacobelli, direttore editoriale di calciomercato.com. I passi principali del suo intervento sono stati salutati da calorosi applausi: 'Questo è un incontro decisamente significativo, il sistema del calcio italiano è da rifare. Penso sia stata presa una strada totalmente sbagliata, nessun Paese al mondo è al nostro livello. La tessera del tifoso non è servita a nulla, anzi ha svuotato gli stadi. Basti pensare che in Bundesliga gli stadi sono spesso stracolmi, in serie A le presenze sono la metà delle tedesche  Sia da giornalista sia da appassionato ho seguito il progressivo deterioramento del Sistema Calcio Italia.

Tropi stadi italiani sono obsoleti e fatiscenti, il Mondiale '90 è stato una grande occasione perduta.
Nel Palazzo del calcio sono lontani anni luce dalla realtà dei fatti. Pochi giorni fa, proprio sul sito della Lega è apparso un comunicato con il quale sono stati incredibilmente attaccati i tifosi. I tifosi hanno tutto il diritto di non andare allo stadio, manifestando civilmente il proprio dissenso nei confronti della loro società che, come fanno i sostenitori della Lazio. 
Pensate, all'avvocato Giulio Andreotti, 28 annii, nipote e omonimo del senatore a vita scomparso nel 2013,  all’ingresso dell’Olimpico in occasione di una partita della Lazio è stato sequestrato il cartello “Libera la Lazio”. Assurdo. Quel comunicato è insensato. Oltre alla questione dell’Art. 9, da abolire,  è il sistema calcio che va rifondato. I tifosi ne hanno abbastanza di burocrazia e vessazioni.  Le curve non possono e non devono essere criminalizzate come se fossero covi di delinquenti perchè non lo sono. In ogni settore dello stadio deve valere il principio della responsabilità penale invididuale. In occasione di Roma-Inter, 30 mila spettatori non sono potuti entrare all'Olimpico perchè, anzichè perseguire gli autori dei cori razzisti, è stata punita un'intera tifoseria. Ora basta".

Dopo Jacobelli,  hanno preso parola anche gli avvocati Lorenzo Contucci e Giovanni Adami: 'Alzi la mano chi pensa ancora che la tessera del tifoso sia servita a qualcosa. L’imposizione della Tessera del Tifoso è stata dittatoriale, Maroni ha cambiato le carte in tavola obbligando alla sottoscrizione di una tessera, che però non era solo una mera tessera ma anche una carta di debito. All’esigenza di sicurezza si è fiutato il business, per fortuna poi, il Consiglio di Stato ha bloccato il tutto. Quando si acquista un biglietto i dati dell’acquirente arrivano in tempo reale in questura, quindi se c'è un problema ostativo, viene rilevato immediatamente ed il tagliando non viene stampato, quindi a cosa serve TdT? Esattamente a nulla. Perché è stata fatta? Per ridurre il rischio che 1250 persone (dati statistici dei 'Daspati' con obbligo di firma) entrino allo stadio. In sostanza hanno schedato tutta Italia perché non riuscivano a gestire una minima percentuale. Serve un passo indietro da parte delle istituzioni ammettendo i propri errori e serve che le stesse mettano disposizione tutti gli strumenti per poter tornare allo stadio'. Adami mette in evidenza un'altra situazione: 'Dal 2008 ad oggi ho letto tante volte che le proteste contro la TdT servivano ad avere una zona franca, sacche di impunità all’interno dello stadio e per salvaguardare interessi economici degli ultras, niente di più assurdo. I tifosi dicono questo -sottolinea l'avvocato -: 'Se abbiamo sbagliato scontiamo il Daspo ma poi vogliamo tornare allo stadio'. La soluzione è la norma d’interpretazione autentica che deve essere certamente vagliata ed eventualmente corretta, ma serve a risolvere una situazione ormai insostenibile. Pensate che da quando c'è la Tessera del Tifoso invece che diminuire, le denunce sono aumentate...'.

E' il turno delle istituzioni è un coro unanime quello lanciato dagli Onorevoli presenti: Mario Tullo del Pd, Paola Frassinetti e l'Europarlamentare Carlo Fidanza di Fratelli d'Italia, da Mauro Staderini dei Radicali ed infine da Paolo Cento dei Verdi: 'Ne abbiamo parlato tante volte, ora bisogna fare una cosa semplice: presentare unitariamente un testo che sia il meno strumentale e strumentalizzabile e accompagnarla. Tessera del tifoso strumento con cui si è scardinato il settore sportivo. La vicenda discriminazione territoriale grida vendetta quasi come l’articolo 9 della Legge 41 del 2007. L'impegno deve essere trasversale senza che nessuno se ne assuma la paternità. Presenteremo una proposta di legge condivisa, quest, è un impegno che va concretizzato'. Si sciolgono le fila, tutti soddisfatti ma ora è il momento di fare i fatti...