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di Xavier Jacobelli
 
direttore www.quotidiano.net
 
Non c'è bisogno di filosofeggiare dicendo che tutto ha un inizio e una fine. E che non è un caso se, nella cassaniana notte milanista, la perentoria lezione di calcio impartita alla Samp fa da contraltare al crollo verticale dei campioni d'Italia sempre più uscenti dopo essere appena usciti dalla Coppa dei Campioni. 
 
Prima l'Udinese, adesso l'Inter: solo il Napoli può restare nella scia della capolista che, senza Ibrahimovic, a San Siro perde Abbiati e Pato strada facendo, ma ritrova papà Cassano al momento giusto, con tanti saluti a quelli che amano il calcio muuscolare e disdegnano il talento puro del campione barese. Affari loro. Sono affari dei tifosi nerazzurri, invece, le quattro sconfitte inanellate da Leonardo nelle ultime cinque partite, l'una più brutta dell'altra. E non è un altro caso se tutto è sprofondato a partire dal derby, vero spartiacque di una stagione che poteva essere ancora esaltante e, per adesso, aspettando la semifinale di Coppa Italia con la Roma, è deprimente.
 
"Inter fuori dall'Europa perchè ha finito la benzina, ma la verità è che aveva ragione Benitez", avevamo scritto dopo lo Schalke: la benzina è finita anche in campionato, Benitez ha sempre ragione, ma, in calce al trionfo milanista che amplifica il crollo nerazzurro, un'altra considerazione è di rigore. Riguarda i colpi di mercato firmati Berlusconi, cioè Galliani che affossano gli errori di Moratti, cioè di Branca. 
 
Un anno fa, proprio di questi tempi, il Cavaliere aveva dato ordine di sterzare: nessuna spesa forte, ogni eventuale acquisto sarebbe stato effettuabile solo dopo ogni cessione, austerità assoluta negli investimenti, riequilibrio del bilancio prima di tutto. Intanto, l'Inter si preparava a fare man bassa: lo scudetto, la Coppa Italia, la Coppa dei Campioni. Quando Moratti ha messo le mani su questi trofei, ha annunciato che la sua linea sul mercato sarebbe stata la stessa del Milan, tant'è vero che ha venduto Balotelli e, fra gli altri, ha preso Castellazzi, Biabiany e Obi, pur avendo la possibilità di ingaggiare Hernanes e Cavani. E non parliamo di Kuyt e Mascherano sennò a Rafa ritorna il mal di fegato. 
 
A una settimana dalla chiusura della sessione estiva, Berlusconi ha ordinato la conversione a U, anche sotto il peso delle proteste dei tifosi rossoneri, culminate con la clamorosa e civile contestazione dei Milanisti Non Evoluti, inscenata in luglio a Milanello per opporsi alle risparmiose strategie societarie. Quando, l'anno prima, Berlusconi aveva ceduto Kakà al Real raccontando un sacco di panzane ai propri sostenitori, lo strappo con loro era stato pesante, quasi irreparabile. Per tutta una serie di ragioni, ivi comprese quelle politiche, Re Silvio ha virato: Ibrahimovic, Robinho, Boateng e Amelia in estate; Cassano, Van Bommel, Emanuelson in gennaio sono stati i colpi piazzati in serie da Galliani che, quando ha il nullaosta presidenziale, sul mercato diventa inarrestabile.
 
E Moratti? Moratti ha lasciato andare Mourinho  (ma da quando in qua, il tecnico che conquista la Coppa dei Campioni, la sera stessa del trionfo saluta tutti e schizza via impunito sull'auto del presidente della sua nuova squadra, senza manco festeggiare con i tifosi un trofeo inseguito per 45 anni?). 
 
Poi Moratti ha preso Benitez in luglio per cacciarlo in dicembre, in quanto reo di avere detto la verità sulla rosa troppo vecchia, sugli acquisti necessari e mai realizzati, sul precampionato devastato dalla micidiale tournée nordamericana, vera culla della catena di infortuni abbattutasi sulla squadra. Ciononostante, Benitez ha vinto la Supercoppa italiana e il mondiale per club: due imprese che, alla luce delle batoste odierne, hanno del miracoloso. In gennaio, Pazzini (non utilizzabile in Champions League), Ranocchia, Nagatomo e Kharja sono stati la tardiva risposta alla spettacolare campagna di rafforzamento milanista. Intanto, l'Inter ha dovuto fare i conti con gli infortuni di Milito, il tracollo di Maicon (che voleva andare al Real e sarebbe stato un bene se ci fosse andato), i guai muscolari di Stankovic, il calo di Sneijder, gli svarioni europei di Julio Cesar, giù giù sino all'esclusione per scelta tecnica dello stesso Maicon e di Thiago Motta dalla trasferta di Parma. Fra i veterani, solo il trentasettenne Zanetti e il trentenne Eto'o non hanno mollato, mentre Cambiasso ha addirittura perso il posto a Gelsenkirchen. A quel punto, Leonardo non ci ha capito più nulla. Il disastro era inevitabile