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Di politica mi sono occupato, con vari livelli di responsabilità, durante quasi tre decenni per un grande quotidiano nazionale, La Repubblica. E per qualche anno, in tempi precedenti e lontani, la politica avevo studiato (si studia la politica, come la storia, la geografia o la fisica). E politica avevo iniziato ad insegnare all'Università (si insegna e si apprende la politica perché è una disciplina dell'agire umano, una tecnica, per certi aspetti una scienza).

Poi un po' ho smesso e un po' mi hanno fatto smettere (ma questa è altra e privata storia). Ora gli amici di Calciomercato.com in via direi eccezionale mi hanno chiesto di occuparmene in occasione di una crisi politica davvero eccezionale. Ecco quindi non come la penso (il che interessa poco) ma come funziona (il che dovrebbe interessare molto).

La politica ha delle regole di gioco. Come la scopa a due o a quattro, il poker, la scala quaranta...La politica si gioca con delle regole, come il tennis, il rugby, il pugilato...

Come in ogni gioco si può giocare contro regola. Di solito chi lo fa, chi gioca contro regola o perde o bara.

Regola della politica vuole Salvini ottenga il massimo successo elettorale se va alle elezioni contro un governo altro di altri. Qualcosa contro cui mobilitare, indignare, aizzare l'elettorato. Un governo di altri Salvini l'ha già immaginato, anzi inventato: il governo Pd-M5S che "apre i porti", si sottomette alla Ue, scippa la Flat Tax dalle tasche degli italiani. Un governo che fa da bersaglio e da trampolino a Salvini e poi si ritira. La cosa che più serve a Salvini è un governo di cinque mesi, da Novembre a Febbraio. Regola vuole che chiedendo voti contro questo governo Salvini di voti ne possa ottenere, nell'Italia di oggi, il 40 per cento.

Regola del gioco della politica vuole che chi gioca contro Salvini non gli dia mai e poi mai il governo dei cinque mesi. Chi gioca contro Salvini ha due strade secondo regola: le elezioni subito, subito quando il governo è ancora quello dove Salvini stava e che Salvini ha sfasciato. Elezioni subito sperando il voto subisca l'effetto, e in parte la torsione, del referendum Salvini Sì, Salvini No. In questo caso regola del gioco vuole Salvini possa essere, forse, fermato al 36 per cento dei voti o giù di lì.

Seconda strada secondo regola per chi gioca contro Salvini: fare un governo di tre anni e mezzo. Non cinque mesi per come si dice salvare il Bilancio e poi pagarne il prezzo elettorale, ma tre anni e mezzo per tenercelo Salvini tre anni e passa all'opposizione e poi vedere quanto ne rimane davvero della onnipotenza del Capitano. Ma possono Pd e M5S fare un governo di tre anni e passa, fare un governo reggendo anche alla disapprovazione feroce della loro stessa gente? E' roba da statisti, non da politici come li intendiamo comunemente. E' una regola per giocatori eccezionali.

Come che sia finora quelli che giocano contro Salvini soprattutto lavorano al governo di cinque mesi, quel che a Salvini serve. Governo di cinque mesi piattaforma di lancio per Salvini al 40 per cento dei consensi. Elezioni subito con la possibilità di Salvini al 36 per cento. La differenza tra il 36 e il 40? In ogni caso Salvini le vince le elezioni, che differenza fa? Tutta la differenza del mondo.

Col 40 per cento Salvini governa da solo non solo un governo. Col 40 per cento Salvini elegge quasi da solo il prossimo presidente della Repubblica, col 40 per cento Salvini ha gli attrezzi per scardinare la cassetta di sicurezza della Costituzione. Col 40 per cento Salvini va verso dove vuole e dice di volere: la democrazia illiberale modello Orban/Le Pen. Col 40 per cento Salvini cambia i connotati al sistema, anzi esce dal sistema.

Col 36 per cento invece Salvini governa e comanda ma la democrazia liberale resta o almeno può tentare di restare tale. Col 40 per cento Salvini non passa anche quando un suo governo fosse passato. Col 36 per cento Salvini prima o poi passa.

Funziona così e quindi, ovviamente, la regola del gioco vale anche per i giocatori elettori: 36 o 40 per cento, fate il vostro gioco votando.

Domanda: sono bravi giocatori?

Salvini: 6 in pagella, niente di più. Cala carte in continuazione, fa un gran rumore, tira sempre in porta ma conosce un solo gioco: il bluff o il rovesciare il tavolo.Eppure prende sei in pagella, cosa che nessun altro fa.

Di Maio: 4 in pagella. Di Maio l'uomo che in un anno ha dimezzato la forza M5S. Di Maio, l'uomo che ha governato con Salvini che aveva la metà dei parlamentari e sembrava ne avesse il doppio. Di Maio che non sa giocare alla politica perché crede la politica sia somma incompetenza trionfante.

Conte: 5 in pagella. Per avere la quasi sufficienza gli è bastato non soffiarsi il naso a tavola e non mettersi le dita nel naso. Aveva pronosticato il 2019 anno bellissimo, ha raccontato un sacco di mezze, un quarto di verità, mai una verità, neanche tre quarti. Sgusciante, eppur piacione. Avvocato del popolo sì, ma quasi avvocato d'ufficio. Ora se sta fermo rischia quasi di apparire un servitore dello Stato.

Renzi: 5 in pagella ed è già un gran voto. Insufficienza che però non diventerà mai sufficienza. Renzi vorrebbe il governo di tre anni e mezzo ma se lo dice lo maledice quel governo, gli dà il bacio della morte. Quindi finge il governo dei cinque mesi. Se ne accorgono tutti e quindi è come chi rilancia dopo aver fatto vedere che ha carte basse.

Zingaretti: voto 4 in pagella. Massima aspirazione del suo Pd: far da badante ieri a M5S forte, far da spalla oggi a M5S debole. Incapacità di capire perché spesso Pd è Cinque Stelle a sua, come dire, insaputa.

Berlusconi: voto 4 in pagella. Un punto in più di stima alla carriera. Il voto sarebbe 3. Tre come quello in pagella di Grillo. Parla sempre più come la Sibilla cumana, è stato ed è il Garante dei campioni della incapacità di governare: mai qualcuno col 33 per cento aveva finito tanto in breve e tanto male.

Qualcuno da sette/otto in pagella? Non ce n'è e, se ci fosse, non prenderebbe voti. L'elettorato si innamora di quelli da quattro e da tre, abbatte volentieri quelli da cinque, idolatra quelli da sei. Ma non di più. Quelli da sette/otto in pagella li schifa.

Resta da dire della: crisi, chi io? Della esitazione di Ferragosto. Di Salvini che ha presentato mozione di sfiducia parlamentare a Conte, che ha invocato il sacro lavacro delle elezioni e che sei giorni dopo fa la mossa del crisi di governo ma anche no. A prenderlo sul serio si è obbligati, anche se non è serio pensare faccia sul serio. E' teatro, e il teatro ha le sue leggi e le sue regole che non sono quelle della politica. Legge della politica vuole che Salvini vada ad elezioni, altrimenti prima o poi anche in questa accademia dell'incompetenza professionale che è da tempo la politica italiana qualcuno gli ricorderà e si ricorderà che Salvini in Parlamento vale oggi il 17 per cento, altro che 60 milioni di italiani che il Capitano si è annesso a chiacchiere e distintivo.