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Eravamo quelli delle 7 Champions, invece adesso siamo quelli delle 7 sconfitte in campionato, ma l’unica su cui non si può proprio eccepire è proprio quella di ieri sera a Torino. Abbiamo visto il miglior Milan della stagione nell’arco di tutti i 90 minuti e non è un caso che sia avvenuto proprio in casa della prima della classe. Per una partita come Juve-Milan, concentrazione, determinazione e spirito di squadra nascono da soli. Pioli è stato sicuramente bravo a dare ordine a quella che fino a poche settimane fa sembrava un’armata Brancaleone.

Purtroppo una prestazione così buona rischia di non essere sufficiente al cospetto della Juve, anche se non si trattava di una Signora in grande spolvero, oltretutto fiaccata dalle fatiche di coppa. Ma, come scritto in settimana, dal 2012 in poi tra noi e i bianconeri si è scavato un baratro. E non è un caso che il Milan sia stata l’unica squadra a perdere per 9 anni di fila allo Stadium. Non si poteva immaginare di uscire indenni questa volta. Anche se il Milan con PIatek e Paquetà per poco non va in vantaggio davvero. E anche se ci vuole una magia di Dybala nel finale per incanalare la partita sui binari bianconeri. Nella circostanza Higuain dimostra ancora una volta quanto abbia sbagliato il Milan a non “coccolarlo” di più un anno fa (e a non proporgli un contratto definitivo) e Romagnoli fa vedere che Nesta e Thiago Silva sono ancora di un altro pianeta rispetto a lui. Come del resto è di un altro pianeta tutto il Milan.

Siamo i primi a riconoscere la bella prestazione e a pensare che dai lati positivi visti a Torino si possa ripartire dopo la sosta. Con un calendario leggermente più soft non abbiamo dubbi che i risultati arriveranno e a Natale la classifica non sarà così imbarazzante. Ma resta il fatto che siamo andati a Torino come una provinciale. E torniamo a casa con zero punti e i complimenti dei bianconeri per il gioco espresso. Proprio come hanno fatto con Verona e Lecce. Questo dovrebbe far capire a coloro che hanno messo a capo di questa società i vari Scaroni, Gazidis, Boban e Maldini, come si sentono davvero i tifosi rossoneri.
A proposito di società e dirigenti, piccola chiosa sullo stadio. Il sindaco è stato chiaro: sì allo stadio ma deve essere un impianto sportivo, non una scusa per aggirare il piano regolatore. Da Milan e Inter mi sarei aspettato una risposta del tipo: “Ma certo, il nostro obiettivo è dare una nuova casa alle nostre squadre, finalmente al passo con i tempi”. E invece si sono tirate indietro e si sono pure risentite. Mi viene da pensare che il sindaco ci abbia visto giusto quando ha dichiarato: “Basta ingannare la gente con la storia dello stadio”.