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Dagli ultrà del Metalist Kharkiv alla guerra con la Russia: la storia del battaglione Azov e quel legame con l'Italia...

Dagli ultrà del Metalist Kharkiv alla guerra con la Russia: la storia del battaglione Azov e quel legame con l'Italia...

  • Alessandro Di Gioia
    Alessandro Di Gioia
Durante queste ultime terribili giornate stiamo assistendo, quasi impotenti, a quanto sta accadendo in Ucraina: l'invasione da parte delle forze militari russe ci riporta a scene del XX secolo, alle quali molti di noi non avevano per fortuna dovuto mai assistere. Carri armati nelle città, bombardamenti sui civili: una Guerra che a prescindere da come finirà sta segnando profondamente l'anima dell'Europa e degli Europei. Limitarsi però ad analizzare quanto avvenuto nelle ultime settimane sarebbe come fermarsi alla punta di un iceberg che nei territori di Donetsk, Luhansk e Mariuopol continua a crescere esponenzialmente dal 2014, anno nel quale si scatena il caos politico e istituzionale che segue agli eventi dell'Euromaidan, una serie di violente manifestazioni pro-europee iniziate in Ucraina durante quel periodo, alle quali segue la perdita della Crimea con l'annessione da parte della Russia e l'utilizzo da parte degli ucraini, a causa delle diverse disserzioni nell'esercito, di diversi gruppi paramilitari composti da mercenari, per lo più di ideologia di estrema destra, denominati "Battaglioni di volontari civili".

L'INGRESSO NELL ESERCITO UCRAINO E L'OMICIDIO DI ANDREA ROCCHETTI - Circa 12mila uomini vengono affiancati all'esercito di Kiev, dopo la decisione del governo ucraino, controversa perché i reparti di volontari non avrebbero potuto per legge essere inglobati nelle forze armate regolari, tanto che alcuni gruppi vengono inquadrati nella polizia. In questo retroterra di odio ed estremismi, provocati da una situazione politica di repressione e violenza nei territori ucraini con grande presenza di filo-russi, da parte di entrambe le forze in causa, si inquadra il battaglione Azov, che lega il proprio nome a doppio filo con il mondo del calcio e delle tifoserie organizzate. Il reggimento operazioni speciali è un reparto militare di mercenari neonazisti, istituito con lo scopo principale di contrastare le crescenti attività di guerriglia dei separatisti filo-russi del Donbass, che si è macchiato nel corso degli anni di crimini di guerra e nefandezze, tra cui l'uccisione del giornalista italiano Andrea Rocchelli.

IL METALIST KHARKIV, HIMMLER E IL 'FUHRER BIANCO' - La particolarità è che questo reparto speciale prende luogo da uno dei gruppi più violenti degli ultras del Metalist Kharkiv, società calcistica dell'omonima città che ha cessato di esistere nel 2016, a causa delle insolvenze economiche, nel quale militò nel 2013/2014 anche l'ex capitano dell'Atalanta, il Papu Gomez. La dimostrazione di questo legame si evince dal simbolo in origine del battaglione, composto da due rune germaniche, una Wolfsangel che svettava sopra al sole nero caro al generale nazista Himmler, entrambe avvolti dai colori giallo blu dell’Ucraina, praticamente lo stesso che campeggiava nello stemma del club, e dal fondatore e tutt'ora capo del reggimento, Andriy Biletsky, ex-militare noto come "Fuhrer bianco", che si presenta come difensore dell’arianità della razza Ucraina ma soprattutto all’epoca a capo di "Setta 82". gruppo dominante degli ultras Metalist. 

IL PATTO TRA LE TIFOSERIE UCRAINE CONTRO LA RUSSIA E IL LEGAME COL NEO-NAZISMO - Un legame inquietante, che chi conosce bene l'Ucraina e il mondo del calcio ucraino e russo ha osservato con costante preoccupazione, fino agli eventi di questi giorni: tutto è cominciato proprio da Kharkiv, il 15 settembre 2013, quando a margine della partita tra il Metalist e la Dinamo Kiev si verificano scontri tra le due tifoserie e nell’occasione i tifosi di casa sono spalleggiati dagli ultras russi dello Spartak Mosca, oggi nemici giurati. il 13 febbraio 2014 più di trenta gruppi ultrà siglano una tregua nel nome della comune appartenenza al "popolo ucraino", documento è sottoscritto dalla quasi totalità delle tifoserie della Prem’er Liha, con l'abolizione di ogni forma di reciproca aggressione, fisica e verbale, per convogliare ogni sforzo contro il governo filo-russo dell'epoca, tanto da rendersi protagonisti delle principali rivolte, come quella di Mariupol. In seguito anche gli ultrà dell’est del paese, tra cui quelli dello Shakhtar Donetsk e della Crimea, si uniformano alle posizioni anti-governative e anti-russe. Legami tra calcio e politica, spesso di ideologie filo-naziste, come ad esempio la connessione tra il partito di estrema destra Svoboda e gli ultrà del Karpaty Lviv. 

COME IN SERBIA E CROAZIA: LA PRESENZA DI ULTRAS DELLA LUCCHESE - Proprio dal Sect 82 prende vita dunque l'idea del battaglione Azov, così chiamato per l'omonimo Mare, che si radica soprattutto proprio a Mariupol, città nelle ultime ore stretta d'assedio dai russi, che hanno spesso accusato i mercenari di scatenare il fuoco sui civili e di impedire agli stranieri di lasciare il paese: l'adesione al gruppo si diffonde tra le tifoserie del paese, come testimonia il vessillo che appare anche tra gli ultras della Dinamo Kiev. Contingenze politico-militari che si intrecciano al mondo del pallone, come già era capitato in Serbia e Croazia negli anni '90, con la partecipazione degli ultras della Stella Rossa, della Dinamo Zagabria e del Partizan al conflitto. Al battaglione di Azov si somma anche la possibilità da parte di mercenari esteri di matrice neo-nazista di entrare nel gruppo, che infatti comprendeva combattenti di diverse nazionalità, tra cui 60 foreign fighters italiani, mentre tra i filorussi era presente Andrea Palmeri, capo dei "Bulldog", storico gruppo della tifoseria della Lucchese, una delle più "nere" d'Italia. 

@AleDigio89

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