97
Dalle stelle alle stalle, in poche settimane. Forse un paragone forte, ma serve per capire il finale di stagione di Dusan Vlahovic, passato da essere la principale risorsa dell'attacco della Fiorentina o a uno dei candidati più credibili a partire a fine stagione. L'attaccante serbo classe 2000, da quando è rientrato dalla squalifica di due giornate rimediata per il rosso contro la Lazio, ha giocato solo 117 minuti spalmati in cinque partite, partendo una sola volta da titolare, nello 0-0 contro il Cagliari dell'8 luglio scorso. Nelle ultime uscite Iachini gli ha preferito Cutrone o Kouamé, spedendolo in panchina, scelta che ha creato più di un malumore.

SCENARIO - Vlahovic, da grande professionista, non ha mai alzato la voce, non si è mai lamentato, ma si aspettava di giocare di più. Pensava di aver scalato le gerarchie, di aver conquistato la maglia da titolare o di essere una prima alternativa, la realtà dice altro. Il suo futuro è legato al prossimo allenatore (Iachini non sarà confermato) e al possibile arrivo di un nuovo numero 9 (Piatek resta nel mirino) ma a oggi non è da escludere una sua partenza nella prossima finestra di mercato. In piedi ci sono l'ipotesi prestito, al momento scelta più gradita dalla dirigenza viola, o la cessione a titolo definitivo, di fronte a un'offerta vantaggiose per le casse di un club che a gennaio ha investito circa 60 milioni.
MILAN - Il suo agente Ramadani ne parlerà con la Fiorentina, così come ne ha parlato col Milan. Vlahovic era sulla lista di Rangnick, non è da escludere che possa esserlo anche su quella di Maldini e Massara ora che l'affare con il tedesco è saltato. All'estero piace in Germania, soprattutto lo Schalke, e Spagna, chi lo prenderà dovrà garantirgli un ruolo da protagonista. Perché a 20 anni Vlahovic vuole solo giocare.