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E adesso chiamatelo Jugo-Genoa. E sì, perchè se c'è un'anima che prevale nell'organico messo a disposizione di Rolando Maran da Daniele Faggiano e soci è proprio quella balcanica.

IL VENTO DELL'EST - Nell'attuale rosa rossoblù sono infatti presenti ben nove giocatori cittadini di repubbliche un tempo parte della federazione jugoslava. Sfogliando l'elenco troviamo tre croati (Badelj, Brlek e Pjaca), due serbi (Lakicevic e Radovanovic), uno sloveno (Zajc) e un macedone (Pandev). Ad essi si possono poi aggiungere anche Valon Behrami e Darian Males, formalmente in possesso del passaporto svizzero ma con radici che affondano rispettivamente in Kosovo e Serbia.
In sostanza dei sette stati nazionali che hanno acquisito l'indipendenza dopo la frantumazione della Jugoslavia soltanto Bosnia e Montenegro non vedono attualmente la propria bandiera sventolare sul prato di Pegli. Se non è un record poco ci manca.
PRECEDENTI - Non è comunque certo la prima volta che il Genoa si affida ad un gruppo più o meno omogeneo di ragazzi provenienti da una stessa terra. Quello dell'est non è che l'ultimo grande blocco di stranieri annoverato nella storia di un club nato da un manipolo di gentiluomini inglesi e da questi monopolizzato per i primi decenni della propria esistenza. In tempi più recenti, a fine anni '80, il trio uruguagio composto da Ruben Paz, Josè Perdomo e Carlos Aguilera provò invano a far sognare i tifosi del Grifone, con il solo Pato che però fu in grado di lasciare un segno tangibile del suo passaggio sotto la Lanterna. Con l'arrivo del Nuovo Millennio ci furono prima il Genoa dei cinque tunisini, portati a Pegli nell'estate 2001 da Franco Scoglio, e subito dopo quello dei romeni, Mihalcea, Nastase e Sava. Stagioni difficili, trascorse nei bassifondi della Serie B e pertanto ricordate con poca voglia dai tifosi. 

IERI - Non fortunatissimo fu anche il Grifo albiceleste visto all'opera nella stagione 2016-17. Una squadra composta per quasi un quarto della propria intera rosa da giocatori argentini, come Burdisso, Simeone, Ocampos e Orban. A sostituirli l'anno successivo, dopo una salvezza acciuffata per i capelli, una nutrita schiera di calciatori provenienti dall'Est Europa, molti dei quali nativi proprio dell'ex Jugoslavia. Esattamente come oggi. Nella speranza che questa volta il vento dell'est porti con sè maggior fortuna alle ambizioni rossoblù.