Tre metri e quaranta centimetri rappresentano un’altezza da missione impossibile. Per arrivare, con la punta delle dita, fin lassù occorrerebbe essere almeno imparentati con un angelo. Probabilmente Paola Egonu, anche se non lo confessa, deve avere qualche ottima conoscenza con quelli che “sanno volare”. Pur non possedendo ali riesce a sollevarsi da terra quasi che la forza di gravità per lei fosse un’opinione teorica. Quando è in cima, bel oltre la rete che divide la sua parte di campo da quella delle avversarie, accade l’incredibile. Per un momento lungo come un desiderio epico, la sua figura rimane come per incanto fissata nello spazio del nulla. Come in un fermo immagine di un film. 

Soltanto la sua mano destra si muove articolandosi per un gesto la cui potenza è impressionante provvede a schiacciare il pallone che, in quel momenti, si trasforma in una magica sfera quasi invisibile e quindi inafferrabile per coloro i quali dovrebbero opporsi a quel viaggio siderale. E’ così che, ancora una volta, Paola Egonu ha dato un senso compiuto alla sua presenza di “girl winner” su quel palcoscenico mondiale dove domani l’Italia potrebbe verosimilmente venir incoronata come regina grazie alle sue incredibili ragazze del volley.

La Cina rappresentava il penultimo ostacolo per le azzurre di questo sport bistrattato che “fa titolo” soltanto quando ci si avvicina all’impresa. La Cina è stata battuta. Ora soltanto la Serbia ci sta tra noi e l’oro mondiale e l’attesa non sarà lunga visto che le due pretendenti saranno sul parquet già domani. Intanto, tra le cronache sempre meno felici di un’Italia affannata e contraddittoria lungo la strada della quotidianità politica e sociale, possiamo goderci un attimo di autentica felicità condita con una buona dose di sano orgoglio. E il perno di questa emozione ruota intorno a Paola Egonu, il nostro “angelo nero”.

La ragazza il cui colore della pelle non lascia dubbi sulle sue origini nigeriane anche se il suo cognome potrebbe indurre a immaginare discendenze sarde. Invece lei fa parte di quel mondo innestato nella nostra terra di Europa dopo un viaggio a scavalcare il mare. Dalla Nigeria, infatti, arrivarono il papà e la mamma di Paola per stabilirsi e lavorare a Cittadella, vicino a Padova, dove i Colli Euganei fanno da corona alle case della brava gente che non fa differenze tra persone per il colore della pelle.

E coloro i quali, invece, dividono i “buoni” dai “cattivi” per ignoranza culturale e per miseria interiore ora faranno lesto dietrofront e diranno che anche loro sono orgogliosi di un “angelo nero” di appena diciannove anni e con l’ambizione di poter fare un giorno l’avvocato grazie al cui “volo” l’Italia ha già compiuto davanti agli occhi del mondo un mezzo miracolo sportivo. Un miracolo che potrebbe completarsi domani contro la Serbia. Nel nome di un Paese, il nostro, dipinto con tutti i colori del mondo e privo di barriere.