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Il calcio rappresenta un patrimonio, anche culturale, per la nostra società. Come tale va difeso e preservato. Di contro, agli uomini del Palazzo che gestiscono un simile bene nazionale viene chiesto di agire affinchè l’intero movimento, oltre a produrre spettacolo, sia in grado di proporsi come modello etico per la crescita dell’intera comunità con particolare attenzione verso i giovani. Una funzione che la Federazione guidata dal presidente Gravina dimostra di saper gestire con sufficiente senso di lungimiranza non solo con enunciati formali e retorici.

Proprio per questo motivo è impossibile non censurare l’atteggiamento di colpevole distrazione che la stessa Federazione ha mostrato, oggi,  nei confronti di un personaggio che è stato uno fra i simboli più genuini e trasparenti per il calcio italiano dei tempi moderni. Una mancanza di rispetto verso Pietro Anastasi la cui scomparsa, resa ancora più tragica dal suo ultimo anno di tribolazioni terrene, ha scosso emotivamente l’intera opinione pubblica appassionata di pallone e innamorata dei suoi personaggi positivi della cui lista Pietruzzu fu portabandiera. Sarebbe bastato poco per evitare questo scivolone. Sarebbe stato sufficiente un minuto.

Quel minuto di silenzio e di raccoglimento che è stato il grande assente sui campi professionistici, salvo tre eccezioni. Soltanto ad Ascoli, a Lecce e a Torino lo spettacolo si è fermato per ricordare e riflettere sulla figura del campione scomparso. Ascoli, Inter e Juventus con il lutto al braccio dei suoi giocatori. Le tre squadre alle quali il bomber siciliano aveva regalato le sue prodezze acrobatiche e la sua vita professionale provvedendo a scriverne una parte importante della loro storia. Un atto dovuto non soltanto per rispetto verso il campione, ma anche verso tutti i tifosi e lo stesso calcio. Altrove non è accaduto. Non per mancanza di riguardo delle singole società ma perché dalla Federazione ieri non era arrivata alcuna disposizione in merito.

Il fatto che i vertici del calcio abbiano lasciato alla discrezionalità di ciascuno il compito di ricordare ufficialmente o meno la figura di Anastasi, mentre avrebbero dovuto posizionarsi in prima fila per un ricordo collettivo e univoco, addolora e insieme provoca stupore. Pietruzzu, ai cui funerali di domani pomeriggio a Varese si raccoglierà verosimilmente tanto mondo del pallone, non era soltanto lo scrigno della memoria custodita dalle società di club per le quali aveva giocato. Lo fu e lo è ancora per quella della nostra nazionale che vinse il suo unico Europeo nel 1968 battendo la Jugoslavia proprio grazie alla rete segnata in sforbiciata acrobatica da quel “picciotto” esordiente e appena ventenne.

Un’imperdonabile amnesia del Palazzo azzurro proprio nell’anno in cui l’Italia di Mancini tenterà di conquistare il suo secondo titolo di campione d’Europa. E le scuse non basteranno.

Anche se la Federazione ha in mente una serie di iniziative legate all'Azzurroa Pietro sarà dedicata la partita di Wembley del 27 marzo contro l'Inghilterra e un incontro delle Leggende in programma a maggio. Una corona della Federazione sarà naturalmente presente ai funerali di Anastasi con la scritta: "Azzurro per sempre".